Uninews TorVergata #in-giustizia

condizioni complesse: aule dedicate, strumenti digitali, lezioni a distanza, tutoraggi costanti. Un’infrastruttura educativa che ha reso l’università presente in modo concreto all’interno del carcere, senza mai rinunciare alla dimensione relazionale che è propria di ogni percorso formativo. Nel corso degli ultimi anni, questa scelta ha trovato conferma anche nei numeri, che raccontano una crescita costante e non episodica. Gli studenti detenuti iscritti ai corsi universitari sono passati dai 41 dell’anno accademico 2019/2020 ai 74 del 2023/2024, mantenendosi su livelli analoghi anche negli anni accademici successivi, fino a quello attualmente in corso. A crescere non è soltanto il numero degli iscritti, ma anche l’ampiezza dell’offerta formativa e la varietà dei percorsi intrapresi: dalle discipline umanistiche – come Lettere, Filosofia e Beni culturali – ai corsi in Scienze della comunicazione, fino agli studi giuridici ed economici. Accanto agli iscritti, aumentano progressivamente anche gli esami sostenuti e i titoli conseguiti, segno di percorsi che non si interrompono ma si consolidano nel tempo. È un dato che merita attenzione: non si tratta solo di accesso all’istruzione, ma di reale partecipazione a un processo formativo che produce risultati, competenze e

possibilità concrete di reinserimento. Numeri che non indicano soltanto una crescita quantitativa, ma la progressiva affermazione di un diritto. In questi anni il progetto si è progressivamente ampliato anche sul piano qualitativo. Accanto ai corsi delle aree umanistiche, si sono consolidati gli studi in ambito giuridico ed economico, mentre alcuni percorsi, come quelli in Scienze della comunicazione, hanno registrato una crescita significativa, segno di una capacità di intercettare interessi e bisogni formativi reali. Un elemento essenziale di questo modello è rappresentato dalla figura del tutor. Non si tratta soltanto di un supporto allo studio, ma di una presenza che accompagna i percorsi individuali, media tra il contesto universitario e quello penitenziario, sostiene la continuità dell’impegno e contribuisce a costruire uno spazio di apprendimento fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco. In questo equilibrio delicato tra dimensione educativa e contesto detentivo, il tutor svolge una funzione decisiva nel rendere lo studio effettivamente accessibile e significativo. Studiare, in carcere, significa innanzitutto restituire senso al tempo. In un contesto in cui il tempo rischia di ridursi a mera attesa, l’attività universitaria lo riorganizza lo orienta, lo rende nuovamente produttivo.

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