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CAPIRE E INSEGNARE IA: UN PROBLEMA DI CONNESSIONI

di Fabio Ciotti*

Le grandi trasformazioni socioculturali sono sempre il frutto di una rete di connessioni: tra tecnologia e cultura, tra innovazione e pratiche sociali, tra strumenti nuovi che pongono domande inedite e questioni che risalgono fino a tempi remoti della nostra specie, sul significato, sulla verità, sulla creatività, sulla responsabilità etica verso gli altri e verso l’ambiente che ci circonda. L’intelligenza artificiale appartiene a questa storia, con una differenza di scala che rende l’analisi di tali reti una condizione ineludibile per la conoscenza, per almeno tre ordini di discorso.

In primo luogo, capire la natura dell’IA e il suo impatto non può e non deve essere delegato ai soli saperi tecnologici. Non banalmente perché una tecnologia che tocca il destino dell’umano esige di essere negoziata socialmente, valutata da molti punti di vista, inserita in una discussione pubblica che nessuna competenza settoriale esaurisce da sola. Ma perché la natura stessa dell’IA, i suoi limiti e le sue possibilità, eccede la mera descrizione informatica e matematica di basso livello. Un sistema artificiale che produce linguaggio entra nei nostri giochi linguistici, e inevitabilmente produce significati. Come tutto ciò accada è una questione più concettuale che tecnica, e richiede strumenti che la sola considerazione scientifica e ingegneristica non può fornire: servono la filosofia, la semiotica, le scienze cognitive, ma anche la conoscenza sincronica e diacronica dei testi e dei processi culturali. Ridurre i sistemi intelligenti alla loro descrizione matematica è come pretendere di spiegare il

Professore Associato di Critica Letteraria e Letterature Comparate - fabio.ciotti@uniroma2.it

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