CONNESSIONI E DISCONNESSIONI
di Giovanni Augusto Carlesimo*
Gli
esseri
viventi
interagiscono
reciprocamente comportamenti
per
mezzo
di
finalizzati a “comunicare” idee, intenzioni, stati d’animo. Nell’essere umano, il codice comunicativo più ricco e versatile, in grado di raccontare i contenuti più complessi, è indubbiamente il linguaggio. Tuttavia, anche codici gestuali, mimici o posturali (in parte condivisi da altre specie animali) sono utilizzati per veicolare messaggi o emozioni. Da sempre, inoltre, l’essere umano si è ingegnato a estendere le sue possibilità di comunicazione oltre i propri limiti fisici, inviando messaggi che esprimessero timide richieste o comandi perentori o dichiarazioni di affetto attraverso i più svariati mezzi. Questa varietà di comportamenti scaturisce dal funzionamento di circuiti cerebrali ed è espressione di una potente spinta adattiva orientata a creare “connessioni” tra esseri viventi.
del nostro cervello è essa stessa profondamente radicata su fibre di sostanza bianca che connettono aree corticali spesso distanti tra di loro. Si calcola che oltre il 95% delle connessioni del nostro cervello abbiano questo scopo. Tale architettura non sempre è risultata evidente a coloro che indagavano con metodiche empiriche l’antico dilemma del rapporto tra res cogitans e res extensa . L’approccio frenologico, ad esempio, sviluppatosi in Europa e negli Stati Uniti nel diciannovesimo secolo, postulava una miriade di aree della corteccia cerebrale, ognuna responsabile in toto di una singola funzione cognitiva, senza supporre alcuna necessità di intercomunicazione tra le varie
D’altro canto, l’architettura funzionale
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*Professore ordinario di Neuropsicologia e Neuroscienze cognitive – memolab@hsantalucia.it
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