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privilegiano condizioni a basso impatto (solventi acquosi, basse temperature, ridotto uso di reagenti), in linea con i principi della green chemistry . Tra i progetti più emblematici c’è SP ‑ Milk, un materiale bioplastico ricavato dal latte non più idoneo al consumo alimentare. Un rifiuto che normalmente verrebbe smaltito diventa così una risorsa preziosa: attraverso processi a basso impatto, le componenti proteiche del latte vengono trasformate in un biopolimero versatile, compostabile e adatto a diverse applicazioni. SP ‑ Milk dimostra che la sostenibilità non è solo un obiettivo, ma un metodo: recuperare, valorizzare, innovare. Il lavoro di Splastica non si limita allo sviluppo di prototipi di laboratorio. Lo spinoff collabora con aziende del packaging, dell’agroalimentare e delle tecnologie ambientali, testando i materiali su flussi di scarto reali e accelerando il passaggio dalla sperimentazione alla pre ‑ industrializzazione. Questo dialogo continuo con il territorio permette di sviluppare soluzioni che rispondono a esigenze concrete: ridurre i rifiuti, abbattere le emissioni, creare nuove

opportunità economiche per le filiere locali. Ma c’è anche un altro aspetto, spesso meno visibile ma altrettanto importante: Splastica contribuisce a un cambiamento culturale. Promuove una visione in cui la sostenibilità non è un vincolo, ma un motore di innovazione; in cui gli scarti diventano risorse e la ricerca universitaria diventa impresa capace di generare impatto sociale. SP ‑ Milk e gli altri materiali sviluppati dallo spinoff raccontano una storia semplice e potente: la transizione ecologica passa da soluzioni credibili, misurabili e replicabili. E dimostrano che, quando università e industria lavorano insieme, la sostenibilità può diventare un fatto, non solo un’aspirazione.

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