Già da questa considerazione è facile intuire che il compito è tutt’altro che semplice! Da dove si parte? Sicuramente dall’analisi dei materiali da valorizzare che va ripetuta nel tempo considerando che uno degli aspetti sfidanti dell’uso di rifiuti o scarti è legato alla variazione che possono subire nel tempo, sia in termini quantitativi che di composizione. Poi si testano in laboratorio, quindi a piccola scala, i trattamenti di valorizzazione ideati, basati su processi meccanici, termici, biologici, chimici, oppure su loro combinazioni, e che permettano di ottenere uno o più prodotti. Una fase fondamentale della sperimentazione riguarda la valutazione delle proprietà dei prodotti in termini delle loro prestazioni tecniche, in genere regolamentate da specifiche norme. A differenza dei materiali tradizionali però, per i prodotti ottenuti dal trattamento di rifiuti è necessario valutare anche se il loro utilizzo comporti effetti avversi per l’ambiente, come ad esempio il rilascio di contaminanti a contatto con la pioggia. A tal fine possono essere realizzati test di laboratorio specifici, i cui risultati possono essere confrontati con i limiti di legge e anche interpretati utilizzando modelli che simulino il trasporto e il destino dei contaminanti nello scenario di utilizzo.
processo viene quindi ottimizzato per ottenere proprietà tecniche e ambientali compatibili e testato a scala maggiore, fino a quella industriale, per valutarne la fattibilità tecnica ed economica. È chiaro che più alto è il valore del prodotto tradizionale sostituito e maggiore può essere la fattibilità del processo. Questo è il caso dello stabilimento industriale realizzato recentemente ad Imola che tratta scarti di lavorazione in fibra di carbonio riconvertendoli in pellet o tessuti in fibra di carbonio utilizzabili nell’industria automobilistica, aerospaziale e nautica. Inoltre, gli impatti ambientali stimati associati all’intera filiera di produzione utilizzando gli scarti risulterebbero significativamente minori rispetto a quelli del ciclo di produzione tradizionale. Questo è un aspetto tutt’altro che scontato e che va sempre indagato in maniera rigorosa. È qui infatti che a mio parere emerge il valore aggiunto e invisibile di un prodotto realizzato a partire da uno scarto: la possibilità di ridurre l’uso di materie prime, acqua, ed energia e di limitare le emissioni di gas serra e di inquinanti nell’ambiente.
Fonti
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