BRICOMAGAZINE SETTEMBRE 2026

Come incentivare il rinnovamento degli apparecchi

Il vero elemento che determina l’impatto ambientale degli apparecchi a biomassa legnosa non è il numero degli impianti: è la loro età tecnologica. Come abbiamo visto, esiste una forte distanza tra i generatori più moderni e quelli obsoleti, e il ricambio tecnologico, quando avviene, produce risultati concreti. Tra il 2017 e il 2024 le emissioni di PM10 attribuibili al riscaldamento a biomassa sono diminuite del 21%, pur in presenza di un numero di apparecchi sostanzialmente stabile. La transizione, però, resta troppo lenta. In dieci anni sono calati i camini aperti e le stufe tradizionali a legna, mentre sono aumentati in modo deciso gli apparecchi a pellet e le tecnologie automatiche. Tuttavia, milioni di generatori datati rimangono in esercizio. A politiche invariate, entro il 2030 le emissioni potrebbero ridursi di un ulteriore 18% rispetto al 2024, ma i generatori a due stelle continuerebbero a costituire il 68% del parco e a produrre l’88% delle emissioni totali. La priorità, quindi, non è irrigidire ulteriormente i requisiti dei nuovi impianti, già caratterizzati da prestazioni ambientali elevate: l’effetto riguarderebbe una quota marginale delle emissioni. La leva più efficace è accelerare la sostituzione degli apparecchi fino a tre stelle, responsabili di oltre il 92% del particolato prodotto dal settore. Servono incentivi stabili e facilmente accessibili, bandi regionali omogenei e prevedibili, controlli sul parco non accatastato e una comunicazione più efficace verso le famiglie. Alla sostituzione vanno poi affiancati l’impiego di biocombustibili certificati, una corretta installazione e la manutenzione periodica. La sostenibilità della biomassa dipende da qui: non dal blocco del nuovo, ma dalla capacità di rinnovare davvero il vecchio.

La priorità non è irrigidire i requisiti dei nuovi impianti, già caratterizzati da prestazioni ambientali elevate, ma accelerare la sostituzione degli apparecchi datati, responsabili di oltre il 92% del particolato prodotto da questa categoria di prodotti.

in termini numerici, ma conserva un ruolo significativo nei segmenti di maggiore po- tenza. Tra le tecnologie più presenti figurano ancora i camini aperti, che rappresentano il 27,5% del totale; seguono le stufe a pellet, al 24,2%, le stufe a legna, al 19,8%, e gli inserti a legna, al 16,1%. Il decennio 2014-2024 segnala tuttavia un cambiamento strutturale. I camini aperti sono diminuiti del 26,5%, gli inserti a legna del 13,7% e le stufe a legna del 12,5%. Parallelamente cresce la compo- nente a pellet: le stufe segnano un incre- mento del 75,6% e gli inserti del 96%. Nel 2014 gli apparecchi a legna valevano l’84,2% del parco installato; dieci anni dopo la loro quota è scesa al 71,5%,

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