PROTESTÒ SILENZIOSAMENTE, E LA PRIMAVERA,
Quando nel 1962 uscì il libro Silent Spring della nota biologa Rachel Carson, l’America rabbrividì. Il libro apre con una metafora tagliente quanto può esserlo una rappresentazione aderente ad una realtà da molti vissuta, quella degli anni di forte espansione post-bellica, dell’industria chimica e tecnologica. Il modello dominante era, in America come in molti paesi occidentali, quello
di Caterina Lorenzi*
della modernizzazione tecnologica, sinonimo di progresso e benessere diffuso. Carson dipinge una cittadina americana immaginaria, situata nel cuore dell’America, dove la natura vive in armonia con l’uomo: le fattorie sono produttive, i frutteti rigogliosi e, in primavera, c’è abbondanza di uccelli canori. Poi malattie misteriose cominciano a colpire animali, piante ed esseri umani e a danneggiare ecosistemi naturali. Le primavere appaiono sempre più silenziose per la drammatica diminuzione degli uccelli. Carson usa efficacemente questa metafora per preparare il lettore alla denuncia, scientificamente ben argomentata, di quella che si configura come una grande ingiustizia ecologica: il vasto danno ambientale causato dall’uso esteso del diclorodifeniltricloroetano (DDT). Quello del DDT è uno dei casi della storia della scienza che mostra come una scoperta scientifica e tecnologica possa avere effetti sia straordinariamente positivi sia profondamente dannosi. È l’esempio classico che vede il degrado ambientale quale contraltare dello sviluppo economico e sociale.
Le straordinarie proprietà insetticide del DDT
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*Ricercatrice di tipo B in Ecologia – lorenzi@bio.uniroma2.it
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