furono scoperte nel 1939 dal chimico svizzero Paul Hermann Müller e sfruttate negli anni successivi, su larga scala, per proteggere colture, eliminare insetti domestici e combattere malattie come la malaria. La larga e persistente contaminazione ambientale da DDT e dei suoi metaboliti è ormai tristemente nota: essi migrano attraverso reti alimentari e vettori naturali quali suoli, sedimenti marini e masse di aria e di acqua e possono così colpire organismi situati anche a grande distanza dalla fonte del loro rilascio. La grave regressione delle popolazioni del Condor della California (Gymnogyps californianus) ne è una testimonianza: questo uccello assume per via alimentare i dannosi metaboliti di DDT che si trovano nei tessuti grassi dei mammiferi marini spiaggiati. Il libro della Carson ebbe un enorme impatto sull’opinione pubblica e diede un forte impulso al movimento ambientalista moderno. Negli anni ’70 molti paesi iniziarono a vietare il DDT e nel 2001 la Convenzione di Stoccolma lo inserì tra gli inquinanti organici persistenti da eliminare o limitare. I danni ambientali hanno alimentato una profonda riflessione sulla giustizia ecologica i cui punti di repere sono alimentati da saperi interdisciplinari. In questo contesto, il caso del DDT è diventato un laboratorio per interrogarsi su quale ontologia morale si debba adottare quando si decide sul rischio ambientale e su quali siano le azioni contenitive dei problemi ambientali da mettere in atto. L’antropocentrismo, sostenendo che il valore morale ultimo risiede nel benessere dell’essere umano, contribuisce al dibattito in difesa dell’uso del DDT che riduce drasticamente la malaria e protegge economie agricole.
L’ecocentrismo, attribuendo un valore intrinseco alla Natura, chiede di bandire il DDT per il danno che esso continua a causare alla biosfera. La teoria One Health prova a superare il dualismo sostenendo l’interdipendenza della salute umana, degli animali e degli ecosistemi; essa contribuisce al dibattito inquadrando il caso DDT come un problema di equilibrio complesso che richiede dati scientifici solidi e governance adeguata. A sessantaquattro anni dalla pubblicazione di Silent Spring , la triplice crisi planetaria — cambiamento climatico, inquinamento dell’aria e delle acque, perdita di biodiversità — grava sul presente e sul futuro dell’umanità ed è necessario che il dibattito sulla giustizia ecologica rimanga attivo per ridisegnare il nostro rapporto con la natura.
Fonti
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