NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89

GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89

Dalla transizione energetica a un futuro digitale : sostenibilità che genera valore globale

NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | PROTAGONISTI

PROTAGONISTI GIOVANNI GIORGETTI, CEO ESG89 GROUP GUIDO CASTELLI, COMMISSARIO STRAORDINARIO ALLA RICOSTRUZIONE POST SISMA 2016 STEFANIA PROIETTI, PRESIDENTE REGIONE UMBRIA

EMANUELA RINALDI, ASSESSORE REGIONE LAZIO LAVORI PUBBLICI, POLITICHE DI RICOSTRUZIONE DI VIABILITA’ E INFRASTRUTTURE FRANCESCA PANTALONI, ASSESSORE REGIONE MARCHE BILANCIO, PARTECIPATE, PERSONALE, E PARI OPPORTUNITA’ MARCO FIORAVANTI, PRESIDENTE ANCI MARCHE OTTAVIO ANASTASI, AMMINISTRATORE UNICO AFOR UMBRIA ENRICO COPPOTELLI, SEGRETARIO GENERALE CISL LAZIO

ANGELO MANZOTTI, SEGRETARIO GENERALE CISL UMBRIA

ERNESTO LANZILLO, PRESIDENTE DELOITTE & TOUCHE ANDREA MARCANTONINI, CEO MCT ITALY CESARE TRIPPELLA, EU VALUE CHAIN & EXTERNAL ENGAGEMENT PHILIP MORRIS ITALIA

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PROTAGONISTI FAUSTO PASCOLETTI, AD ALFA

MASSIMILIANO PAMBIANCO, DIRETTORE COMUNICAZIONE COLACEM WALID BOUNASSIF, CEO FIBRAWEB SPA PAOLO POLINORI, DOCENTE DIPARTIMENTO DI ECONOMIA UNIVERSITA’ DI PERUGIA DANIELE ANTONELLI, DIRETTORE AREA MANAGER UMBRIA BANCO DESIO RAOUL RANIERI, PRESIDENTE OLIO RANIERI

MIRKO FILIPPONI, DOCENTE UNIVERSITA’ DI CAMERINO GIAMMARCO URBANI, PRESIDENTE CONFINDUSTRIA UMBRIA

MATTEO RAGNACCI, PRESIDENTE LEGACOOP PRODUZIONE E SERVIZI UMBRIA

MAURO ORSINI, PRESIDENTE CONFAPI UMBRIA

ALFONSO DI BONA, CONSIGLIERE DELEGATO DI CALCESTRUZZI - HEIDELBERG MATERIALS

GIANFRANCO RECCHIA, PARTNER DELOITTE DOMENICO METELLI, PRESIDENTE LUIGI METELLI MANUEL BOCCOLINI, PRESIDENTE MANINI PREFABBRICATI

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PROTAGONISTI

STEFANO PRATI, RESPONSABILI RETE AGENTI COFACE

CLAUDIO SCIURPA, AD VITAKRAFT

PAOLO BAZZICA, PRES. GRUPPO BAZZICA E CONFINDUSTRIA UMBRIA SEZ. TERR. FOLIGNO

FRANCESCO ORTIX, CEO ART SPA

FABRIZIO PEDETTA, DIRETTORE GENERALE GRUPPO COLACEM

MASSIMO CASCIOLA, DIRETTORE GENERALE VUS COM

DEVIS CRUCIANI, AMMINISTRATORE UNICO 3A - PARCO TECNOLOGICO

PAOLO FRATINI, AMMINISTRATORE UNICO UMBRAFLOR RANIERO PALLOTTINI, CEO SALPI

GIOVANNI MARIOTTI, AD CANCELLOTTI

ALESSANDRO CAMPANILE, CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE SACI INDUSTRIE SPA

FRANCESCO GRADASSI, PRESIDENTE AZIENDA AGRICOLA MARFUGA

MARCO MARIANI, DIRETTORE GENERALE FARMACENTRO

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CRATERE: Futuro Digitale, Globale e Sostenibile

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Il Norcia 2026 Glocal Economic Forum ha delineato il possibile futuro economico delle aree del cratere

Il Glocal Economic Forum ESG89 di Norcia è l’evento nazionale di confronto e dibattito economico- istituzionale focalizzato su temi di sostenibilità, resilienza, innovazione e sviluppo territoriale. Si tratta di un forum glocal dove imprese, istituzioni, professionisti e stakeholder si incontrano per discutere strategie future e visioni condivise. Quest’anno l’importanza della due giorni è ancor più sentita. Riflettere sul futuro nel bel mezzo di una crisi dai risvolti

Giovanni Giorgetti Presidente ESG89 Group

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non immaginabili diventa un esercizio di grande importanza. Dalla fine di febbraio il mondo vede il conflitto in Medio Oriente come una nuova probabile crisi globale sul fronte energetico ed economico che potrebbe minare nuovamente gli equilibri geopolitici. La transizione energetica, inizialmente concepita come risposta alla necessità di mitigare i cambiamenti climatici, ha assunto negli ultimi mesi un carattere di urgenza ancora più marcato alla luce delle recenti tensioni. Le crisi internazionali hanno infatti evidenziato la vulnerabilità del sistema energetico nazionale ancora fortemente dipendente dalle importazioni di fonti fossili, rendendo evidente come la sicurezza degli

approvvigionamenti debba essere affrontata in modo integrato e duraturo fino a considerare anche plausibile l’energia nucleare sostenibile. Ecco quindi che la settima edizione del Glocal Economic Forum ESG89 di Norcia si riempie inevitabilmente di argomenti e riflessioni che non potranno esulare dalla contemporaneità. La città natale di San Benedetto, quindi, come luogo ideale da dove lanciare anche moniti di pace e fratellanza. Come di consueto nella due giorni ESG89 costruisce panel, dibattiti e interventi

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con la partecipazione di decine di ‘ amici - relatori ’, tra cui rappresentanti istituzionali, imprenditori, accademici e opinion leader. Nel 2020 abbiamo scelto Norcia, la culla di San Benedetto, perché il borgo umbro era piagato dal terremoto e abbiamo ritenuto, invece, che potesse rappresentare il simbolo nazionale della resilienza, della sostenibilità e dell’auspicato risveglio delle aree interne. Ora, dopo 6 anni, pensiamo che quella scommessa sia stata vinta grazie alla partecipazione e al sostegno dei nostri preziosi stakeholder e ci siamo apprestati ad aprire la settima edizione con la stessa dedizione e entusiasmo augurandoci che i dibattiti del 7 e 8 maggio potessero contribuire ad alleviare le preoccupazioni contingenti’.

Nel 2020 abbiamo scelto Norcia, la culla di San Benedetto, perché il borgo umbro era piagato dal terremoto e abbiamo ritenuto, invece, che potesse rappresentare il simbolo nazionale della resilienza, della sostenibilità e dell’auspicato risveglio delle aree interne.

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La ricostruzione in atto ha progressivamente superato la logica emergenziale per assumere una dimensione strategica

Guido Castelli Commissario Straordinario alla Ricostruzione Post Sisma 2016

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‘Il cratere sismico del Centro Italia rappresenta oggi uno dei più avanzati laboratori europei di ricostruzione, rigenerazione e innovazione territoriale. A dieci anni dai tragici

questo senso, il cratere non è più soltanto un perimetro geografico segnato dal sisma, ma un modello evolutivo che affronta simultaneamente tre grandi sfide: quella sismica, quella climatica e quella demografica. La risposta a queste crisi interconnesse richiede un approccio integrato, capace di coniugare sicurezza, sviluppo e coesione. All’interno di questa visione si colloca il concetto di

Il cratere del Centro Italia si configura oggi come uno spazio di innovazione e sperimentazione, nel quale si delineano nuove traiettorie di sviluppo per le aree interne del Paese

eventi del 2016, ciò che sta emergendo non è soltanto un processo di riparazione del danno, ma una trasformazione strutturale che integra sostenibilità, digitalizzazione e valorizzazione delle identità locali. La ricostruzione in atto ha progressivamente superato una logica

emergenziale per assumere una dimensione strategica. In

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“ Laboratorio Appennino Centrale ”: un contesto nel quale la ricostruzione diventa occasione per sperimentare nuove forme di governance, innovazione tecnologica e rigenerazione sociale. Qui non si ricostruiscono solo edifici, ma si ridisegnano comunità, si rafforzano infrastrutture materiali e immateriali, si creano le condizioni per una nuova abitabilità dei territori. In tale prospettiva, la dimensione digitale assume un ruolo determinante. Le infrastrutture di connettività avanzata, a partire dalle reti 5G, insieme ai servizi digitali e alla diffusione di modelli innovativi come la telemedicina e il lavoro da remoto, rappresentano leve fondamentali per superare i limiti storici delle aree interne.

La digitalizzazione non è soltanto uno strumento di modernizzazione, ma un fattore abilitante per la permanenza e l’attrazione di nuove popolazioni e attività economiche. Parallelamente, la sostenibilità si configura come principio guida dell’intero processo di ricostruzione. Essa si declina sul piano ambientale, attraverso interventi orientati alla resilienza dei territori e alla valorizzazione delle risorse naturali; sul piano economico, mediante il sostegno alle

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filiere produttive locali e all’innovazione imprenditoriale; e sul piano sociale, con politiche mirate a contrastare lo spopolamento e a rafforzare il capitale umano e comunitario. In questo quadro si inserisce il programma Next Appennino , che rappresenta uno dei principali strumenti di rilancio economico e sociale dell’area. Attraverso investimenti consistenti, il programma contribuisce a generare crescita, occupazione e nuove opportunità, favorendo al contempo una maggiore integrazione tra infrastrutture, imprese e ricerca. Un passaggio particolarmente significativo di questo percorso è rappresentato dalla scelta, nel 2020, di Norcia quale sede del Glocal Economic Forum ESG89. In un momento in

cui il territorio era ancora fortemente segnato dal sisma, tale decisione ha assunto un valore simbolico e strategico: riconoscere in un borgo ferito la capacità di rappresentare, a livello internazionale, i temi della resilienza, della sostenibilità e del rilancio delle aree interne. Norcia è così divenuta emblema di una visione “ glocal ”, in cui la dimensione locale si connette con le dinamiche globali. Il rilancio del cratere passa inoltre attraverso una rinnovata attenzione alla

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dimensione culturale e identitaria. Il patrimonio storico, artistico e paesaggistico dell’Appennino centrale costituisce un elemento distintivo e competitivo, capace di generare valore economico e sociale. La promozione dei cammini, del turismo sostenibile e delle produzioni tipiche contribuisce a costruire un modello di sviluppo radicato nei territori ma aperto al mondo. Fondamentale, infine, è il tema della governance . L’esperienza maturata nel cratere ha dimostrato l’efficacia di un modello multilivello che coinvolge istituzioni nazionali, regionali e locali, in sinergia con il settore privato e con le comunità. Questa capacità di coordinamento e adattamento rappresenta un elemento

qualificante, potenzialmente replicabile in altri contesti complessi. Il cratere del Centro Italia si configura oggi come uno spazio di innovazione e sperimentazione, nel quale si delineano nuove traiettorie di sviluppo per le aree interne del Paese. Un laboratorio in cui la ricostruzione si trasforma in opportunità, e nel quale sostenibilità, digitale e comunità diventano i pilastri di un futuro possibile e condiviso’.

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Energia, infrastrutture, innovazione, strategie ESG e trasformazione digitalesono dimensioni che chiedono visione pubblica, capacità di investimento e una forte alleanza tra istituzioni e sistema produttivo

‘La settima edizione del Glocal Economic Forum ESG89 affronta un tema decisivo: il passaggio dalla transizione energetica a un futuro digitale, globale e sostenibile, mettendo al centro il rapporto tra innovazione, responsabilità e sviluppo. La sostenibilità deve diventare una leva concreta di crescita, competitività e coesione. Energia, infrastrutture, innovazione, strategie ESG e

trasformazione digitale sono oggi dimensioni strettamente intrecciate, che chiedono visione pubblica, capacità di investimento e una forte alleanza tra istituzioni e sistema produttivo. L’Umbria partecipa a questa sfida con consapevolezza. Lo fa valorizzando la qualità dei suoi territori, accompagnando i processi di innovazione e sostenendo un modello di sviluppo capace di coniugare

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Stefania Proietti Presidente Regione Umbria

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sostenibilità ambientale, progresso tecnologico e tenuta sociale. In questo quadro, anche le aree interne possono e devono essere protagoniste, come luoghi in cui sperimentare nuove traiettorie di crescita fondate sulla resilienza, sulla qualità e sulla capacità di generare valore durevole. Norcia, per la sua storia e per il suo percorso, rappresenta questa prospettiva. È il luogo in cui il tema del futuro incontra quello della ricostruzione, della responsabilità e della capacità di trasformare le difficoltà in visione. Per questo il Glocal Economic Forum ESG89 assume qui un significato ancora più forte: non solo occasione di confronto, ma spazio concreto in cui leggere il cambiamento e orientarlo. La Regione Umbria guarda a questo appuntamento come a un momento importante di elaborazione e proposta.

La sostenibilità deve diventare una leva concreta di crescita, competitività e coesione

Costruire un futuro digitale, globale e sostenibile significa infatti dare forma a uno sviluppo più solido, più equo e più capace di creare opportunità per le imprese, per i giovani e per le comunità. È questa la direzione in cui intendiamo continuare a lavorare’.

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Cratere: una sfida ancora aperta che a quasi dieci anni di distanza necessita di un punto di svolta definitivo

Manuela Rinaldi Assessore ai Lavori pubblici, alle Politiche di Ricostruzione, alla Viabilità e alle Infrastrutture della Regione Lazio

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‘L’Appennino centrale è da sempre la spina dorsale d’Italia, un fulcro di popoli e tradizioni che hanno sostenuto l’economia del Paese. Un territorio attraversato da culture diverse, storicamente colpito

da eventi sismici, che ha fondato la propria crescita sulla resilienza, forgiando

quasi dieci anni di distanza, necessita di un punto di svolta definitivo. L’impegno della Regione Lazio , che presenta un cratere più

Una ricostruzione che non deve essere solo materiale, ma anche economica e sociale

carattere e forza di fronte alle sfide che la natura o il destino pongono lungo il cammino. I sismi del 2016 hanno riattivato questo spirito resiliente. Le comunità, duramente colpite dai movimenti tellurici, hanno avviato un percorso di ricostruzione nel cuore dell’Italia. Una sfida ancora aperta che, a

interessato da danni gravi e di perdita della popolazione residente, rispetto alle altre Regioni coinvolte, è quello di creare sinergie tra le comunità locali e accelerare il processo di ricostruzione.

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Una ricostruzione che non deve essere solo materiale, ma anche economica e sociale: un lavoro da portare avanti con sostenibilità e uno sguardo rivolto al futuro. È necessario non limitarsi a ricostruire i campanili, simboli identitari della tradizione, ma far vivere questi meravigliosi luoghi e valorizzarli economicamente e culturalmente. Un compito impegnativo che portiamo avanti ogni giorno, adottando nuovi modelli di ricostruzione e dando ampio spazio alla prevenzione ed alla sicurezza. Perché ricostruire non significa solo restituire ciò che è stato, ma creare le condizioni

perché questi territori possano tornare a crescere, attrarre e generare futuro. Il nuovo modello di ricostruzione, anche sotto il profilo della sostenibilità, sta portando risultati importanti nel cratere laziale e non solo. Un progetto che nasce in modo condiviso tra istituzioni e cittadini, con l’obiettivo di custodire la memoria del passato e dare nuova vita al futuro della spina dorsale d’Italia’.

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Il Cratere come territorio guida dove si gioca la partita nazionale per un futuro globale, digitale e sostenibile

Francesca Pantaloni Assessore Regionale al Bilancio Regione Marche

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‘Quando parliamo di “cratere”, troppo spesso usiamo una parola che fotografa una ferita, ma non racconta una prospettiva. E invece dobbiamo dire che il cratere dell’Appennino centrale

oppure ogni parola resta propaganda.

Negli ultimi anni le grandi crisi che abbiamo attraversato — sanitarie, energetiche, alimentari, geopolitiche — ci hanno ricordato una cosa che forse avevamo dimenticato: i territori interni non

non è un margine da accompagnare con prudenza, ma un territorio guida, dove si gioca una partita nazionale. La partita di un futuro globale, digitale e sostenibile. E, aggiungo, la partita della credibilità delle istituzioni. Perché nelle aree

Le aree interne non sono il passato da conservare con nostalgia. Sono una parte del futuro che dobbiamo rendere possibile

sono luoghi residuali. Sono luoghi strategici. Sono territori fragili, certo. Ma anche ricchi di risorse naturali,

interne la politica si misura in un modo molto semplice: o i cittadini vedono riaprire servizi, cantieri, imprese e collegamenti,

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forestali, agricole, ambientali, storiche, culturali e umane. Sono luoghi che custodiscono saperi, filiere, paesaggi, comunità. Luoghi che possono dare risposte nuove a problemi molto attuali: la sicurezza alimentare, l’energia, la qualità della vita, la cura del territorio, la tenuta sociale. E allora dobbiamo cambiare lo sguardo. Le aree interne non sono il passato da conservare con nostalgia. Sono una parte del futuro che dobbiamo rendere possibile. Giorgia Meloni lo ha detto con chiarezza: l’Italia non può accettare cittadini di serie A e cittadini di serie B. Non può accettare che i piccoli Comuni e le aree interne vengano progressivamente abbandonati. Non può accettare che lo spopolamento diventi un destino.

E noi, nelle Marche, sotto la guida del Presidente Francesco Acquaroli, perseguiamo la stessa visione: un entroterra vitale rafforza l’intero sistema regionale – dalla costa alla manifattura, fino alla tenuta delle comunità. Perché sappiamo che se si svuotano i borghi, si indebolisce l’intero sistema. Se invece rendiamo forte l’entroterra, rendiamo più forte anche la costa, il turismo, la manifattura, l’agricoltura, la tenuta sociale delle nostre comunità. Da Assessore regionale al Bilancio voglio dirlo con

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chiarezza: la finanza pubblica non serve a distribuire risorse senza direzione. Serve a costruire libertà concreta. Libertà di restare. Libertà di investire. Libertà di far crescere una famiglia senza essere costretti ad andare via. Per questo il tema delle aree interne non è un capitolo laterale delle politiche di coesione. È una grande questione di bilancio, di sviluppo e di giustizia territoriale. La Strategia Nazionale per le Aree Interne e il nuovo PSNAI ci consegnano una cornice più ordinata: Cabina di regia, strategie territoriali, Accordi di Programma Quadro, monitoraggio, assistenza tecnica, coerenza tra fondi nazionali, fondi europei e strumenti complementari. Ma dobbiamo dirlo senza

ipocrisie: non basta avere buoni strumenti se poi l’attuazione rallenta. Il punto politico vero è trasformare la governance in risultati. Non più fondi dispersi in mille rivoli. Non più procedure che si mangiano i tempi della vita reale. Non più risorse annunciate e poi ferme. Ogni euro destinato alle aree interne deve avere un cronoprogramma, una responsabilità chiara, un sistema di monitoraggio e una ricaduta concreta sulla vita delle persone. Nelle Marche abbiamo esempi concreti da portare.

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Penso proprio all’Area Interna Piceno, dove sono nativa: 17 Comuni, oltre 28 mila abitanti, 8,581 milioni di euro, una strategia che mette insieme salute, scuola, mobilità, sviluppo locale e turismo di qualità. Penso all’Ospedale di Comunità di Ascoli Piceno, già aperto, con 18 posti letto, il primo nelle Marche: non un simbolo, ma un servizio vero, operativo, che dà la misura di cosa significa sanità di prossimità per l’entroterra. Penso al completamento della Banda Ultra Larga nelle Marche, con 217 Comuni coinvolti. Perché oggi la fibra non è un lusso. È cittadinanza. È telemedicina, è impresa, è studio, è lavoro da remoto, è sicurezza. E penso al nuovo ospedale di Amandola,

inaugurato nel 2024 dal Presidente Acquaroli insieme agli assessori competenti. Una struttura che sta restituendo funzioni fondamentali al territorio: CUP, anagrafe assistiti, poliambulatorio, cure domiciliari. Un presidio che parla a tutto l’Appennino marchigiano e ci ricorda che la rinascita dell’entroterra passa anche da una sanità moderna, vicina e credibile. Allo stesso modo, qui in Umbria, Norcia rappresenta una lezione di metodo oltre che di coraggio. Il Palazzo comunale restituito alla comunità , il presidio

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ospedaliero, la ricostruzione, i nuovi standard dell’assistenza territoriale: qui si vede molto bene cosa significa integrare la logica della ricostruzione con la logica delle aree interne. Non basta rifare un edificio. Bisogna rifare una funzione. Non basta ricostruire una struttura. Bisogna ricostruire fiducia. E la fiducia nasce quando una comunità capisce che il proprio territorio non è stato lasciato indietro, ma è tornato dentro una visione. C’è poi un passaggio decisivo, che riguarda l’economia di prossimità. Le aree interne non possono essere rilanciate copiando modelli pensati per altri territori. Non possiamo pensare che la stessa ricetta valga per una

grande città, per una zona industriale costiera e per un borgo dell’Appennino. Qui serve un modello diverso. Un modello che parta dalle risorse locali, dalle filiere minori, dall’agricoltura, dall’artigianato, dai servizi di comunità, dal turismo che non consuma i luoghi ma li valorizza. Un’economia che non estragga valore dai territori per portarlo altrove, ma che lo trattenga, lo moltiplichi, lo restituisca alla comunità. Per il cibo, ad esempio, questo significa ri-territorializzare le filiere: produrre, trasformare,

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vendere e consumare il più possibile dentro territori vicini. Significa dare forza ai produttori locali, alle piccole imprese agricole, alle comunità che scelgono di riconoscere valore a ciò che nasce vicino a loro. Questo non è localismo chiuso. È intelligenza economica. Perché dopo le crisi alimentari ed energetiche degli ultimi anni abbiamo capito che dipendere troppo dall’esterno è un rischio. E abbiamo capito anche che nelle aree interne esiste un potenziale produttivo enorme, spesso sottoutilizzato. Ed è qui che si inserisce l’idea richiamata più volte dal Ministro Francesco Lollobrigida: l’agricoltura non è un comparto da difendere per nostalgia.

È presidio economico e sociale. È manutenzione del territorio. È prevenzione del dissesto. È identità produttiva. È sicurezza alimentare. Nelle aree interne, un agricoltore non produce soltanto cibo. Tiene vivo un paesaggio. Cura una terra. Presidia una comunità. Impedisce che un territorio si spenga. Se vogliamo davvero rilanciare il cratere, dobbiamo legare sanità, digitale e infrastrutture a una politica seria per le filiere agroalimentari, forestali, del legno, dell’energia rinnovabile e della trasformazione locale.

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C’è un altro punto che mi convince molto: le aree interne non sono marginali per natura. Sono state marginalizzate da modelli di sviluppo che hanno concentrato opportunità, servizi e investimenti altrove. E se la marginalità è il risultato di scelte, allora può essere corretta con scelte diverse. Questo è il compito della politica. Non limitarsi a descrivere il declino. Non amministrare lo spopolamento. Non trasformare i borghi in cartoline per qualche fine settimana. Il compito della politica è creare condizioni perché questi territori tornino a essere luoghi di vita, di lavoro, di impresa, di relazioni, di futuro. Perché attenzione: il rischio non è solo l’abbandono. Il rischio è anche una valorizzazione sbagliata. Una “turistificazione”

che consuma i luoghi senza rafforzare le comunità. Una narrazione romantica dei borghi che dimentica chi ci vive tutto l’anno, chi apre un’attività, chi manda i figli a scuola, chi ha bisogno di un medico, di una strada, di una connessione stabile. Noi non dobbiamo costruire territori belli da visitare e impossibili da abitare. Dobbiamo costruire territori dove si possa scegliere di restare. E per farlo servono servizi, lavoro, infrastrutture, capitale umano, istituzioni presenti.

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Ma serve anche innovazione sociale. Servono persone capaci di attivare cambiamento: giovani che tornano, imprenditori che investono, agricoltori che innovano, comunità che cooperano, amministratori che non si arrendono. Da questo punto di vista, il Fondo complementare per le aree sisma e il programma Next Appennino rappresentano una grande occasione: 1,78 miliardi complessivi, con linee su innovazione digitale, rigenerazione urbana, mobilità, turismo, inclusione, sostegno alle imprese e centri di ricerca. È una leva che dobbiamo usare fino in fondo. E dobbiamo usarla bene. Perché la vera sfida del cratere non è scegliere tra ricostruzione e sviluppo. È fare in modo che

la ricostruzione sia già sviluppo.’ Che una strada non serva solo a collegare, ma anche a trattenere imprese. Che una rete digitale non serva solo a navigare, ma anche a curare, studiare, lavorare. Che un presidio sanitario non serva solo a ricoverare, ma anche a restituire serenità a chi pensa di restare o tornare. Che un intervento pubblico non sia solo spesa, ma investimento sulla permanenza delle comunità. Questo significa futuro globale, digitale e sostenibile. Globale, perché questi territori non devono chiudersi, ma

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connettersi al mondo partendo dalla propria identità. Digitale, perché senza connessioni non c’è cittadinanza piena, non c’è impresa moderna, non c’è sanità di prossimità, non c’è formazione accessibile. Sostenibile, perché qui la sostenibilità non è una parola da convegno. È gestione del bosco, cura dei versanti, agricoltura responsabile, energia pulita, recupero del patrimonio, sicurezza del territorio. Io penso che da questo incontro debba uscire un messaggio chiaro: il futuro dell’Italia passa anche, e forse soprattutto, da quei territori che troppo a lungo sono stati considerati lontani. Ma non sono lontani. Sono decisivi. Non sono periferia. Sono una frontiera strategica della nostra

coesione, della nostra competitività e della nostra identità. Ed è per questo che noi continueremo a batterci perché nessun territorio venga più considerato minore, perché nessuna comunità venga condannata al declino, e perché l’Appennino centrale diventi finalmente quello che può e deve essere: il luogo in cui l’Italia dimostra di saper ricostruire non solo muri, ma fiducia, lavoro e futuro’.

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Cratere: la transizione energetica e il futuro digitale sono anelli della stessa catena che da un lato unisce tra loro i borghi che ruotano attorno al monte Vettore e dall’altro li lega al resto del mondo

Marco Fioravanti Sindaco di Ascoli Piceno e Presidente ANCI Marche

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‘Ascoli è capoluogo del Piceno, ma tutti gli amministratori che si susseguono alla guida della città prendono atto, fin da subito, di una particolarità che estende il territorio ben oltre i confini comunali o provinciali. ‘Ascoli è capoluogo del Piceno, ma tutti gli amministratori che si susseguono alla guida della città prendono

miei concittadini: Amatrice e Norcia , due cittadine formalmente di province e regioni differenti che hanno però una connessione storica e geografica fortissima con Ascoli e gli ascolani. oltre che per la Salaria e le Tre Valli Umbre, per i pilastri della ricostruzione sostenibile, della tecnologia 5G e della valorizzazione culturale. Quello che, per sintesi, chiamiamo ‘il digitale’ e che si sostanzia nell’intelligenza artificiale, nella diagnostica del patrimonio culturale e in mille altre applicazioni tecniche, C’è un futuro comune che abbraccia il nostro territorio e passa,

‘il digitale’ è un supporto decisivo nella valorizzazione e nella promozione delle aree interne

atto, fin da subito, di una particolarità che estende il territorio ben oltre i confini comunali o provinciali. Sia in tempi di ‘pace’, sia, soprattutto, in

tempi di prova come sono stati quelli del sisma, emerge infatti sistematicamente il grande legame tra Ascoli e l’entroterra laziale, abruzzese e umbro. Penso, in particolare, a due località che sono veri e propri luoghi del cuore, per me e i

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è un supporto decisivo nella valorizzazione e nella promozione delle aree interne. La transizione energetica e il futuro digitale sono anelli della stessa catena che da un lato unisce tra loro tutti i borghi che ruotano attorno al monte Vettore e dall’altro li lega al resto d’Italia e del mondo. Concludo portando ad esempio il nostro ‘Piano Città’, un progetto cittadino che fa leva sugli stessi punti di forza di questo Glocal Economic Forum ESG89 ed è stato siglato tra il Comune di Ascoli, la Regione Marche, l’Agenzia del Demanio, il Commissario straordinario alla Ricostruzione e le Università Politecnica delle Marche e di Camerino: anche in quel contesto, puntando sull’intesa e sulla collaborazione tra enti, avevamo messo al centro i più alti standard tecnologici sotto il profilo dell’efficientamento energetico, la sostenibilità

ambientale e la transizione digitale, in piena aderenza agli indirizzi europei di transizione ecologica. Occorrono coraggio, visione e unione d’intenti. Ma è una sfida che possiamo vincere, anche grazie a prestigiosi appuntamenti come questo’.

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Il Cratere come laboratorio resiliente di rinascita tra radici e innovazione

Il Cratere sismico del Centro Italia non è più solo il simbolo di una ferita, ma si sta trasformando in un vero e proprio laboratorio nazionale di resilienza

‘Il Cratere sismico del Centro Italia non è più solo il simbolo di una ferita, ma si sta trasformando in un vero e proprio laboratorio nazionale di resilienza. Come AFoR, crediamo fermamente che la ricostruzione non debba essere un semplice “com’era, dov’era”, ma una proiezione verso un futuro globale, digitale e sostenibile.

Ottavio Anastasi, Amministratore Unico AFoR

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Norcia, è la città natale di San Benedetto, rappresenta l’emblema di questa sfida: un borgo che, dal cuore ferito delle aree interne, ha da poco riaperto la cattedrale di San Benedetto e il palazzo comunale, parla al mondo di sostenibilità e risveglio grazie al supporto strategico del digitale e del 5G. Valorizzazione del Demanio: Spazio ai Giovani con il Tutoraggio d’Impresa. Insieme a Sviluppumbria , vogliamo valorizzare i beni demaniali trasformandoli in incubatori di futuro. Non basta mettere a disposizione la terra; dobbiamo creare un ecosistema protetto per le startup giovanili. Immaginiamo un modello di tutoraggio strategico : se un gruppo di giovani decide di

avviare un allevamento di capre o di puntare sulla coltivazione di piante officinali — risorsa preziosa per la farmaceutica e la cosmetica naturale — un’azienda già strutturata del territorio fungerà da tutor. Quest’ultima si impegnerà ad acquistare i prodotti (dai formaggi alle essenze) per i primi cinque anni, garantendo stabilità finanziaria ai giovani e lasciandoli liberi di espandersi autonomamente non appena pronti. È

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così che contrastiamo lo spopolamento: offrendo certezza economica, radici e innovazione. Energia e Innovazione: l’Agrivoltaico La transizione ecologica passa per le nostre aziende agricole. L’ agrivoltaico rappresenta una risorsa doppia: permette di generare reddito integrativo dalla vendita di energia pulita e, contemporaneamente, offre l’opportunità di implementare coltivazioni controllate e protette, ottimizzando l’uso del suolo in modo intelligente e non invasivo. Turismo Esperienziale e Benessere: Foreste e Tartufi Le foreste demaniali sono il nostro “oro verde”. Vogliamo

evolvere il concetto di escursionismo verso la terapia forestale , un intervento innovativo che unisce salute e natura, intercettando i nuovi flussi del turismo del benessere. A questo si lega la nostra eccellenza: la tartuficoltura . Bene la coltivazione, ma dobbiamo incentivare la libera ricerca e la cavatura non solo come attività economica, ma come esperienza turistica immersiva.

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Un legame indissolubile con il territorio Infine, come AFoR, abbiamo lanciato una sfida simbolica ma concreta ai Comuni umbri: il progetto di piantare un albero tartufigeno per ogni nuovo nato in Umbria. È un gesto che unisce la vita che nasce alla terra che produce, un investimento sul futuro ambientale ed economico delle nostre comunità. Il Cratere è pronto. Con il digitale come infrastruttura e la terra come risorsa, l’Umbria delle aree interne si candida a essere il modello di riferimento per l’Italia di domani’.

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Cratere: la ricostruzione dei territori va oltre la semplice ricostruzione materiale è un’opportunità per rinnovare il tessuto sociale ed economico

Nei Comuni del Lazio colpiti e danneggiati dal sisma in Centro Italia in questi anni si sono messe in luce le fragilità di una comunità già provata da crisi economiche precedenti, rendendo urgente la necessità di una ricostruzione non solo fisica, ma anche sociale ed economica. Enrico Coppotelli, Segretario Generale della CISL Lazio , ha tracciato una linea politico-sindacale chiara, sottolineando l’importanza di un approccio integrato per il rilancio del territorio.

Enrico Coppotelli Segretario Generale CISL Lazio

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“ È fondamentale che tutte le risorse disponibili vengano messe a terra per sviluppare Amatrice e l’intero reatino. La ricostruzione deve viaggiare in parallelo con il potenziamento delle infrastrutture ”, ha dichiarato Coppotelli, evidenziando il legame indissolubile tra infrastrutture e sviluppo sociale. Questo approccio integrato non è solo una risposta all’emergenza, ma rappresenta un’opportunità unica per

l’impegno della CISL nel Lazio: “ Continueremo a proporci come un attore chiave in questo processo, lavorando per garantire che la rinascita di Amatrice non sia solo un sogno, ma una realtà concreta. Ciò richiede uno sforzo collettivo, unendo forze politiche, sindacali e sociali ”. Il Segretario ha infine

La ricostruzione deve viaggiare in parallelo con il potenziamento delle infrastrutture

invitato tutte le istituzioni e la comunità a collaborare attivamente:

riscrivere il futuro di una comunità. “ La ricostruzione dei territori Laziali dell’Area del

“ Solo insieme possiamo garantire un futuro sostenibile e prospero per Amatrice. La ricostruzione sociale ed economica non è solo una responsabilità, ma un dovere verso le generazioni future” .

Cratere è un processo che va oltre la semplice ricostruzione materiale; è un’opportunità per rinnovare il tessuto sociale ed economico di un territorio che ha tanto da offrire ”, ha aggiunto. Coppotelli ha anche ribadito

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Cratere: la ricostruzione non è solo un’operazione tecnica ma va considerata come un vero e proprio progetto di sviluppo sociale, economico e territoriale

‘Il cratere sismico del Centro Italia che, per quanto riguarda la nostra regione, ha interessato molti territori in particolare la Valnerina, rappresenta il cantiere più grande d’Europa. La fase iniziale ha registrato tante criticità, ma con l’avvento dei due commissari straordinari, Legnini e Castelli , ha poi avuto una forte accelerazione. Importante, fondamentale, è stata la semplificazione amministrativa. La ricostruzione ha permesso di realizzare strutture antisismiche, molto spesso con materiali sostenibili e ciò deve essere

Angelo Manzotti Segretario Generale CISL Umbria

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premessa per nuovi impulsi di sviluppo, sia dal punto di vista demografico che economico e sociale. Se l’aspetto della semplificazione amministrativa è strategica per la ricostruzione è giusto ribadire che questo ritorna ad essere della nuova prospettiva offerta dalla Zes . Per la Cisl Umbria, l’ingresso della nostra regione (di diversi comuni umbri), rappresenta una svolta strategica, importante, che deve essere messa a regime assieme alla nuova programmazione comunitaria. fondamentale anche in virtù

La ricostruzione non deve essere solo un’operazione tecnica ma andare più in

profondità: deve essere concepita come un vero e proprio progetto sociale, economico e territoriale.

La ricostruzione deve essere concepita come un vero e proprio progetto sociale, economico e territoriale.

Un faro per il rilancio di tutti i territori umbri, che devono procedere facendo rete. Le risorse pubbliche devono essere destinate alle imprese e queste devono ritornare come nuove opportunità e ricchezze

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nei territori, in special modo in quelli maggiormente sofferenti, come quelli colpiti dal sisma oppure che ricadono nelle aree interne. Attraverso la programmazione comunitaria e la Zes , infatti, i territori umbri devono diventare attrattivi , cercando di superare le marginalità strutturali legate alla digitalizzazione per garantire alla popolazione residente servizi di qualità, soprattutto per quanto riguarda l’ambito socio- sanitario. Superare le criticità infrastrutturali significa portare avanti una politica attenta alle esigenze delle varie aree umbre e, per fare questo, sono necessarie anche e soprattutto

iniziative culturali, legate alle tradizioni. A quel Dna che caratterizza in maniera autentica ogni comune umbro. Il turismo, assieme alle attività produttive, è volano di sviluppo. Uno sviluppo che per essere sostenibile deve perseguire la crescita economica, anche e soprattutto attraverso un’occupazione di qualità’.

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Cratere: occorre puntare su una forte sinergia di sviluppo pubblico-privato per il miglioramento del benessere del territorio

Ernesto Lanzillo Presidente Deloitte & Touche

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‘Lo sviluppo dei territori passa attraverso una stretta

collaborazione tra pubblico e privato. Gli imprenditori, con le proprie imprese, dimostrano un’ “impronta civica” nella attenzione alle comunità del loro territorio di riferimento che li rende un ideale alleato per le istituzioni locali e nazionali che esistono proprio per favorire il benessere della collettività dei territori e quindi dell’intero “Bel Paese”. Il COVID ha esaltato

dell’imprenditore che - dopo avere indirizzato, a fianco delle istituzioni locali le comunità di appartenenza di dipendenti e loro famiglie, nella soluzione dei problemi contingenti della pandemia - ha proseguito nella sua azione con iniziative di sostegno alle comunità, non solo con la messa a disposizione di posti di lavoro ma, soprattutto, con il rafforzamento del sapere e delle competenze,

Una stretta interazione del pubblico con le imprese può meglio direzionare degli sforzi ed investimenti che l’imprenditore farebbe comunque ma che, se coordinati con il pubblico, potrebbero moltiplicare il loro impatto

l’essenza civica che, da sempre, ha caratterizzato l’operato

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con iniziative di formazione specifica dei giovani e meno giovani, indipendentemente dal grado di istruzione, con lancio di Academy aziendali, collaborazioni con ITS e istituti professionali e scuole secondarie. Ma la formazione ed istruzione non hanno avuto come obiettivo solo quello di trattenere giovani nel territorio per il fine di indirizzarli verso la propria azienda: l’imprenditore è un promotore di sapere supportando iniziative culturali ed artistiche che contribuiscono, oltre a rafforzare le competenze della propria comunità, a renderla “contaminata” dalle conoscenze di tutti coloro che “da fuori zona” visitano e partecipano ad eventi culturali ed artistici portando ricchezza economica ai luoghi ma anche inclusione, nuove competenze, nuove sensibilità, accrescendo,

quindi, in modo esponenziale la possibilità che le comunità territoriali hanno di assorbire esperienze non tipiche del proprio pensare. In questo contesto, una stretta interazione del pubblico con le imprese può meglio direzionare degli sforzi ed investimenti che l’imprenditore farebbe comunque ma che, se coordinati con il pubblico, potrebbero moltiplicare il loro impatto; ideale quindi per il “cratere” la presenza del Programma Next Appennino nel contesto del più ampio Laboratorio Appennino Centrale : un framework entro cui istituzioni e imprese possono confrontarsi ed agire lungo assi direzionali univoci nella consapevolezza

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che pubblico e privato devo riporre l’uno nell’altro “fiducia” nell’interesse al miglioramento del benessere del territorio. L’UNESCO, nell’indicare alle istituzioni nazionali come misurare l’efficacia delle politiche a favore della cultura, segnala che quattro sono gli ambiti che devono essere presi a riferimento: • “ambiente e resilienza” per misurare quanto l’azione pubblico/privato migliori e preservi i luoghi, monumenti, aree urbane e non urbane, anche con l’organizzazione di iniziative artistiche e culturali che preservano e rispettano l’ambiente • “benessere economico e prosperità” per misurare l’impatto diretto ed indiretto delle iniziative nell’arricchire i luoghi in cui sono sviluppate; • “conoscenza e competenze”, per misurare come azione

pubblico/privato innalza il sapere del luogo formando competenza • “inclusione e partecipazione” per misurare quanto l’azione pubblico/ privato consente la contaminazione con saperi e sensibilità di genti e luoghi estranei al territorio Il suggerimento di Deloitte Private è di pensare allo sviluppo delle azioni pubblico/ privato del Programma Next Appennino tenendo a riferimento questi indicatori: sono quelli che consentono alla iniziativa di essere “ficcante” ed “efficace” con una “misurabilità di impatto” che la rende appetibile per investitori e inattaccabile da chi non sia interessato al benessere dei territori’.

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Cratere: luogo ideale dove creare un centro di alta formazione in AI, dove la mente trova silenzio e la formazione diventa qualcosa che ti cambia

Andrea Marcantonini Ceo MCT Italy

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‘C’è una parola che va di moda nel mondo dell’AI. La usano tutti, la mettono nelle slide, nei comunicati stampa e nelle interviste. Etica . Si parla di AI etica come se fosse un bollino. Una certificazione da appiccicare sopra e poi dormire tranquilli. Il fatto è che l’etica

sistema operativo. Un modo di organizzare comunità resilienti, di bilanciare contemplazione e azione, silenzio e lavoro. Ora et Labora. Io sono un ingegnere. Non

non si certifica. Si abita. Si eredita. Si radica in un posto, in una storia, in una comunità che ha già attraversato

sono abituato a citare i santi. Ma quando leggo quella Regola, ci vedo dentro qualcosa che il mondo dell’AI sta cercando disperatamente:

Il Cratere ci ha insegnato che la fragilità non è l’opposto della forza. È da lì che si parte

qualcosa di difficile e ne è uscita in piedi. E allora mi chiedo: dov’è, in Italia, un posto che sappia di questo più di Norcia? San Benedetto ha scritto la sua Regola nel VI secolo. Quindici secoli fa. E funziona ancora. Non come reliquia — come

non più velocità, ma più profondità. Non più dati, ma saggezza su come usarli. Non più scale, ma radici. La proposta è questa. Un centro di alta formazione

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in intelligenza artificiale. Qui. Nel Cratere. Non l’ennesima academy in una città già piena di stimoli e di rumore — Milano, Roma, Bologna, prendete la vostra — ma un posto dove la mente trova silenzio, dove c’è tempo per pensare davvero, dove la formazione diventa qualcosa che ti cambia, non solo qualcosa che aggiungi al curriculum. Un posto dove i ricercatori, gli imprenditori, i talenti che arrivano qui non imparano solo gli algoritmi. Si chiedono anche: a cosa serve questa tecnologia? A chi appartiene? Quali valori porta dentro?

E attorno a questo centro: Startup. Verticali, specifiche, radicate. Agrotech. Patrimonio culturale digitale. Sistemi predittivi per il rischio sismico. AI per i paesaggi che vale la pena proteggere, Castelluccio compreso. Startup che nascono qui e portano nel loro DNA la luce dell’Umbria, la misura benedettina, la memoria di chi ha ricostruito con le mani quello che il terremoto aveva buttato giù. Quelle startup

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avranno qualcosa di diverso. Il Cratere ci ha insegnato che la fragilità non è l’opposto della forza. È da lì che si parte. Le aree interne italiane non sono un problema. Sono una risorsa strategica che aspetta di essere attivata, con identità, scala umana, relazione con la natura, tempo per pensare. Tutto quello che le metropoli hanno venduto nel frattempo. L’intelligenza artificiale del futuro non nascerà solo a San Francisco o a Shenzhen. Nascerà anche in posti come questo. Dove la tecnologia viene plasmata da valori che vengono

da lontano. E guardano lontano. Norcia ha già dimostrato al mondo cosa significa ricostruire non solo gli edifici, ma il senso di una comunità. Ora può fare un passo in più. Diventare il posto dove nasce un’AI che sa stare nel mondo’.

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NORCIA 2026 - GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 Riflettere sul futuro dei territori per affrontare le trasformazioni in atto e contribuire a un modello di sviluppo innovativo, competitivo e sostenibile

‘La sostenibilità è oggi uno dei pilastri imprescindibili per il futuro dell’economia e delle nostre comunità. Partecipare a questo evento rappresenta per noi un’occasione di confronto, ma anche di responsabilità: significa riflettere su come i territori possano affrontare le trasformazioni in atto e contribuire a un modello di sviluppo capace di coniugare innovazione, competitività e sostenibilità. Per Philip Morris , sostenibilità significa prima di tutto trasformazione.

Cesare Trippella Direttore Value Chain & External Engagement Philip Morris Italia

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Una trasformazione profonda che si fonda su una visione chiara: costruire un futuro senza sigarette nel più breve tempo possibile, sostituite da prodotti senza combustione destinati ai fumatori adulti che

dell’Agricoltura e Coldiretti – garantiamo stabilità e prospettive di

non smettono. È una sfida globale che ha scelto l’Italia come uno dei suoi principali epicentri agricoli, industriali e tecnologici, coinvolgendo una filiera del Made in Italy composta da oltre 8mila imprese e più di 44mila persone.

La sostenibilità è oggi uno dei pilastri imprescindibili per il futuro dell’economia e delle nostre comunità

lungo periodo alle aziende agricole della nostra filiera, promuovendo pratiche sostenibili, transizione digitale, formazione e tutela del lavoro.

Il legame con l’Umbria si inserisce pienamente in questa visione ed è al tempo stesso concreto e strategico. Qui acquistiamo oltre il 40% della produzione

In questo percorso, il punto di partenza resta il mondo agricolo. Dal 2011, grazie agli accordi pluriennali – rinnovati fino al 2034 con il Ministero

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