‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA | PROTAGONISTI
PROTAGONISTI GIOVANNI GIORGETTI, CEO ESG89 GROUP
LEONARDO MARRAS, ASSESSORE ECONOMIA, ATTIVITÀ PRODUTTIVE, PO LITICHE DEL CREDITO, TURISMO E AGRICOLTURA
ERNESTO LANZILLO, PRESIDENTE DELOITTE & TOUCHE
ENRICO COPPOTELLI, SEGRETARIO GENERALE CISL LAZIO
LUIGI TOMASI, PRESIDENTE CNA SARDEGNA
ANGELO MANZOTTI, SEGRETARIO GENERALE CISL UMBRIA
MAURO FABBRETTI, PRESIDENTE DELLA FEDERAZIONE BCC DELL’EMILIA-ROMAGNA
GIORGIO FELICI, PRESIDENTE CONFARTIGIANATO IMPRESE PIEMONTE
MAURO ORSINI, PRESIDENTE CONFAPI UMBRIA
MATTEO GATTI, HEAD OF DATA STRATEGY MEDITERRANEAN, MIDDLE EST, & AFRICAN REGION COFACE
LORENZO PETRETTO, PRESIDENTE FIDI TOSCANA
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA | PROTAGONISTI
PROTAGONISTI VINCENZO COLLA, VICEPRESIDENTE REGIONE EMILIA-ROMAGNA
DANIELE MONTRONI, PRESIDENTE LEGACOOP EMILIA-ROMAGNA
PAOLA BELLOTTI, DIRETTRICE AREA SOSTENIBILITA’ E SVILUPPO DI COOPFOND
GIANFRANCO RECCHIA, PARTNER DELOITTE & TOUCHE
LUANA FRANCHINI, SEGRETARIA CONFEDERALE CISL BASILICATA CON DELEGA ALLO SVILUPPO SOSTENIBILE LORENZO CATELLANI, PRESIDENTE CIA AGRICOLTORI ITALIANI EMILIA-ROMAGNA
ALDO CURSANO, PRESIDENTE CONFCOMMERCIO TOSCANA
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA | PROTAGONISTI
‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89
Stati Generali delle Economie dei Territori
IL CREDITO PER LE PMI
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA
Giovanni Giorgetti CEO ESG89 GROUP
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA Grande successo per il dibattito dedicato al credito per le Pmi e alla transizione energetica
‘Il ‘D’ Glocal Economic Forum ESG89 del 17 giugno presso il digital HUB ESG89 è da considerarsi come un tradizionale appuntamento di
istituti di credito più selettivi e restii al rischio. Con l’avvento del nuovo Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (CCII), si impongono doveri di buona fede e correttezza,
‘Il ‘D’ Glocal Economic Forum ESG89 è da considerarsi come un tradizionale appuntamento di rilevanza nazionale
rilevanza nazionale perché ha ospitato protagonisti espressione dei territori da tutta Italia e ha affrontato due tematiche di grande attualità. IL CREDITO PER LE PMI
incentivando la composizione negoziata per risanare,
anziché liquidare, le imprese. È essenziale, quindi, da parte delle Pmi il monitoraggio dei contingenti segnali di
Si è analizzato il mutato rapporto banca e impresa caratterizzato da una crescente diffidenza, con
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tensione e ripensare così alla diversificazione delle fonti di finanziamento. La crescita del sistema economico italiano si è poggiato in passato sull’evoluzione qualitativa del rapporto tra banche e imprese . Nel corso degli ultimi anni, però, la situazione ha subito notevoli cambiamenti sotto la spinta di una serie di fattori propulsivi: crescente competizione interna e internazionale, mutamento del quadro delle regole e dei vincoli normativi, innovazione tecnologica, pressione sui risultati prodotta da mercati finanziari e azionisti. Di tutto questo si è discusso insieme a prestigiosi ospiti fra cui Ernesto Lanzillo , Presidente Deloitte & Touche; Paola Bellotti , Direttrice Area Sostenibilità e Sviluppo di Coopfond; Giorgio Maria Bergesio , Vicepresidente Commissione
Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e Produzione Agroalimentare - Senato; Mauro Fabbretti , Presidente della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna; Enrico Coppotelli , Segretario Generale Cisl Lazio; Matteo Gatti , Head of Data Strategy Mediterranean, Middle Est & Africa Region Coface; Luigi Tomasi , Presidente Cna Sardegna; Gianfranco Recchia , Partner Deloitte & Touche; Lorenzo Petretto , Presidente Fidi Toscana; Angelo Manzotti , Segretario Generale Cisl Umbria; Mauro Orsini , Presidente Confapi Umbria; Roberta Angelilli , Vicepresidente Regione Lazio; Giorgio Felici , Presidente Confartigianato Piemonte e Pierluigi Buccino , Segretario
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA
Generale FIRST CISL Basilicata. LA TRANSIZIONE ENERGETICA SOSTENIBILE Il 17 giugno è la ricorrenza in cui si festeggia la Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità e non potevamo che affrontare il tema della transizione energetica sostenibile che alla luce del conflitto in Medio Oriente e di quello Russo- Ucraino, diventa ancor più di attualità. Dalla fine di febbraio, infatti, il mondo ha visto la guerra in Medio Oriente come una nuova probabile crisi globale sul fronte energetico ed economico che potrebbe minare nuovamente gli equilibri geopolitici. La transizione energetica, inizialmente concepita come risposta alla necessità di mitigare i cambiamenti climatici, ha assunto, quindi, negli ultimi
mesi un carattere di urgenza ancora più marcato alla luce delle recenti tensioni. Le crisi internazionali hanno infatti evidenziato la vulnerabilità del sistema energetico nazionale ancora fortemente dipendente dalle importazioni di fonti fossili, rendendo evidente come la sicurezza degli approvvigionamenti debba essere affrontata in modo integrato e duraturo fino a considerare anche plausibile l’energia nucleare sostenibile. Su questi argomenti abbiamo discusso con Agostino Santillo , Vicepresidente Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici - Camera; Vincenzo Colla , Vicepresidente Regione Emilia Romagna; Daniele Montroni , Presidente Legacoop Emilia
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA
Romagna; Massimiliano Albanese , Segretario Federale UCI; Fabio Calandri , Manager Park it; Alessandro Giglio Vigna , Presidente Commissione Politiche dell’Unione Europea - Camera; Luana Franchini , Segretaria Confederale Cisl Basilicata; Lorenzo Catellani , Presidente Cia Emilia Romagna; Michele Bezzi , Segretario Generale Cisl Trentino; Alberto Gusmeroli , Presidente Commissione Attività Produttive, Commercio e Turismo - Camera e Agnese Cecchini , Direttore Canale Energia. Il ‘D’ Glocal Economic Forum ESG89 – Stati Generali delle Economie dei Territori dà appuntamento a inizio dicembre 2026 e il tema scelto dalla redazione è: Aree Interne come Nuovo Motore di Sviluppo dei Territori. Crediamo, infatti, che questi
luoghi non debbono più essere considerati aree marginali, ma laboratori di innovazione economica e di sostenibilità. Il fenomeno dello spopolamento rappresenta da alcuni anni una delle sfide demografiche, economiche e sociali più urgenti per la coesione del Paese. Questi territori includono circa il 53% dei comuni italiani , sono porzioni di aree significativamente distanti dai centri di offerta dei servizi essenziali, in particolare istruzione, salute e mobilità. Il loro rilancio passa dall’integrazione tra tradizioni secolari e tecnologie d’avanguardia e possono essere considerate la sfida per lo sviluppo resiliente ed economico del nostro Paese’.
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Leonardo Marras Assessore Economia, Attività Produttive, Politiche del Credito, Turismo e Agricoltura
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA Credito e PMI: questione decisiva per la competitività dei territori e per la capacità del nostro sistema economico
‘Carissimi, desidero anzitutto ringraziarvi per l’invito a partecipare a questa edizione del D’ Glocal Economic Forum ESG89 – Stati Generali delle Economie dei Territori , dedicata a un tema centrale per il futuro del nostro sistema produttivo: il rapporto tra banche e imprese e le prospettive dell’accesso al credito. Pur non potendo essere
presente personalmente, considero particolarmente importante questa occasione di confronto tra istituzioni, associazioni di categoria, organizzazioni
Il ruolo delle istituzioni pubbliche è fondamentale per ridurre le asimmetrie
sindacali, operatori finanziari e imprese. Si tratta infatti di una questione
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decisiva per la competitività dei territori e per la capacità del nostro sistema economico di affrontare le sfide della transizione digitale, energetica e produttiva. I dati della Banca d’Italia relativi al quarto trimestre 2025 delineano un quadro che richiede attenzione. In Toscana il credito complessivo cresce dell’1,1 per cento su base annua, leggermente sopra la media nazionale, ma questa dinamica nasconde andamenti differenti: aumentano il credito alle famiglie e i mutui, mentre continua a diminuire il credito alle imprese, soprattutto alle piccole e medie imprese. I finanziamenti alle piccole imprese toscane registrano infatti una contrazione di circa il 6 per cento su base
annua, un dato peggiore della media nazionale. Un elemento particolarmente significativo in una regione caratterizzata da un tessuto produttivo fondato prevalentemente su micro, piccole e medie imprese. Le analisi della Banca d’Italia attribuiscono questa situazione sia a una domanda di credito più contenuta, legata in alcuni casi al rallentamento degli investimenti, sia a criteri di valutazione del rischio più prudenti da parte degli istituti di credito, che tendono a
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penalizzare soprattutto le imprese di minori dimensioni. In questo contesto il ruolo delle istituzioni pubbliche è fondamentale per ridurre le asimmetrie , mitigare il rischio e favorire il sostegno finanziario agli investimenti. La Regione Toscana è intervenuta attraverso il PR FESR 2021-2027 con strumenti specifici per facilitare l’accesso al credito. Un primo intervento, con una dotazione iniziale di 30 milioni di euro, ha sostenuto l’abbattimento degli interessi e delle commissioni di garanzia sui finanziamenti alle micro, piccole e medie imprese concessi con provvista BEI per investimenti superiori a 70 mila euro. Una linea dedicata è
investimenti fino a 5 milioni di euro orientati alla sostenibilità ambientale, all’efficientamento energetico e all’economia circolare. Ulteriori 24,6 milioni di euro sono stati destinati a sostenere investimenti fino a 50 mila euro attraverso contributi in conto interessi e per le commissioni di garanzia, a favore sia delle PMI già operative sia della nascita di nuove imprese e del rilancio di attività in difficoltà.
stata rivolta al settore turistico, sostenendo
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Abbiamo inoltre destinato 5 milioni di euro a strumenti innovativi per favorire l’accesso delle PMI al mercato dei minibond e dei titoli di debito, contribuendo a diversificare le fonti di finanziamento delle imprese. A questi strumenti si è affiancato il rafforzamento della Sezione Speciale Toscana del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI, oggi uno dei principali strumenti regionali di sostegno all’accesso al credito. Al 31 dicembre 2025 risultano ammesse a finanziamento oltre 6.500 operazioni. A fronte di impegni regionali per 17 milioni di euro, sono stati sostenuti investimenti per oltre 538 milioni di euro, con un effetto leva pari a 30,7. In questo quadro assume particolare rilevanza anche il
ruolo degli strumenti finanziari regionali e degli intermediari che operano a supporto delle politiche pubbliche per lo sviluppo economico. In tale contesto, Fidi Toscana continua a rappresentare un presidio importante per il sistema economico regionale, sia nella gestione di strumenti agevolativi sia nell’accompagnamento degli investimenti delle imprese. La sfida dei prossimi anni non consiste soltanto nell’aumentare la disponibilità di risorse finanziarie, ma anche nel rafforzare gli strumenti di prossimità tra
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imprese e sistema del credito , valorizzando il ruolo delle garanzie pubbliche e degli intermediari specializzati. L’obiettivo è ricostruire un rapporto fondato sulla fiducia reciproca e sulla condivisione del rischio, affinché il credito torni a essere uno strumento di sviluppo, innovazione e competitività. Siamo consapevoli che gli strumenti pubblici, da soli, non possano risolvere tutte le criticità del rapporto tra banca e impresa. Possono però contribuire a favorire gli investimenti e accompagnare le imprese nei percorsi di innovazione e crescita. La Toscana dispone di un patrimonio imprenditoriale straordinario che deve poter continuare a generare sviluppo
e occupazione. Per questo riteniamo particolarmente utile il confronto che si svolgerà oggi: solo attraverso il dialogo tra istituzioni, imprese, rappresentanze economiche e operatori del credito sarà possibile individuare soluzioni condivise per sostenere la competitività dei territori e la crescita sostenibile del sistema produttivo. Vi ringrazio per l’attenzione, rinnovo il mio apprezzamento per questa importante iniziativa e auguro a tutti i partecipanti buon lavoro e un confronto ricco di spunti e proposte concrete’.
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Ernesto Lanzillo Presidente Deloitte & Touche
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA Accesso ai capitali da parte delle Pmi: lavorare in sinergia con associazioni e sistema del credito
‘Le difficoltà di accesso alla finanza ed ai capitali da parte delle PMI sono un elemento
Necessario che le associazioni di categoria, possano studiare semplificazioni e standardizzazioni nella raccolta dei dati
informazioni sempre più dettagliate e complesse - si pensi per esempio alle esigenze di compliance ESG, o quelle di compliance antiriciclaggio o di continuità aziendale rispetto alla nuova normativa della crisi di impresa -, dall’altra parte
noto a tutte le parti coinvolte nelle relative interazioni. Da una parte, il sistema bancario è caratterizzato da vincoli normativi che richiedono analisi di background
dei soggetti affidati che, con l’evolversi della normativa, implicano raccolta di
il sistema industriale, in particolare rappresentato
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in Italia da micro e piccole imprese, che deve non solo raccogliere dati ed informazioni non sempre a diretta disposizione e che fatica a coordinare consulenti e funzioni aziendali non abituate a rendicontare a parti terze , ma che spesso deve attrezzarsi con investimenti di risorse a volte ingenti per rispondere alle esigenze informative dei finanziatori. In un contesto in cui gli investimenti in innovazione e digitalizzazione non sono più un fattore distintivo di successo ma un elemento standard per mantenere competitivi, è necessario che le associazioni di categoria, finanziarie ed industriali, possano studiare semplificazioni e
standardizzazioni nella raccolta dei dati e delle informazioni che permettano alle aziende di concentrarsi sulla implementazione degli investimenti che realizzano lo sviluppo e la crescita senza deviazioni per procurarsi il patrimonio informativo per garantirsi le fonti di finanziamento per gli investimenti stessi’.
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Enrico Coppotelli Segretario Generale Cisl Lazio
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La libertà economica passa dall’autonomia energetica e da un riequilibrio del sistema del credito
‘Sono anni che come Cisl Lazio ribadiamo quanto sia fondamentale concentrarsi sulla questione bancaria e rilanciare un modello di banca tradizionale, capace di cogliere le opportunità offerte dall’evoluzione tecnologica, ma rimanendo nel contempo radicata nei territori ed al servizio del paese. Più volte abbiamo proposto un osservatorio regionale del Lazio sul credito , con l’obiettivo di riuscire a governare questi
Senza sicurezza energetica non c’è sicurezza economica
processi. Che poi è uno dei ruoli che il sindacato deve continuare ad avere. Purtroppo però non
abbiamo registrato significativi passi in avanti. Se poi a questo aggiungiamo il fenomeno della desertificazione bancaria, allora siamo davvero ad un passo dalla “tempesta perfetta”. Allo stesso tempo però non
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si può mollare. Non in questa fase storica e geopolitica nella quale la transizione energetica sostenibile è un imperativo categorico. Ma la realtà va guardata in faccia. Nel recente rapporto rapporto “Italy for Climate” si legge:“Sul piano competitivo emerge un divario evidente con altri Paesi europei. Nel 2025 l’Italia installa 7,2 GW di nuove rinnovabili, mentre la Germania ne installa 23 GW. Questo divario si riflette nello sviluppo, nelle filiere produttive e nelle opportunità occupazionali”. E in un articolato report pubblicato su Il Giornale dell’Ambiente si sottolinea questo:“Il rapporto evidenzia anche un’importante occasione
mancata. L’Italia dispone di oltre 4 GW di impianti di pompaggio idroelettrico puro. Queste infrastrutture funzionano come grandi batterie naturali già operative. Nel 2025 hanno prodotto solo un quarto della loro capacità potenziale. Si tratta di impianti già costruiti, ammortizzati e indipendenti da fornitori esteri. Il loro sottoutilizzo rappresenta una chiara forma di inerzia”. Oggi l’Italia mantiene una forte dipendenza energetica da Paesi geopoliticamente
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complessi ed i dati ci consegnano un’immagine chiara: abbiamo perso un altro anno. Questi ultimi anni hanno ribadito con chiarezza che senza sicurezza energetica non c’è sicurezza economica. E l’unica strada possibile per un Paese come il nostro non è scambiare le tessere del puzzle dei nostri fornitori di combustibili fossili ma eliminare progressivamente queste tessere, puntando sulla decarbonizzazione e sulla transizione energetica come elementi centrali di una strategia di rilancio industriale basata sulle tecnologie del futuro ma anche sul nuovo nucleare. Dunque, per tirare le somme. E’ evidente a tutti che una transizione energetica
sostenibile passa attraverso scelte internazionali, europee e nazionali, scelte che devono fare i Governi. Detto questo, è chiaro che le banche vanno sensibilizzate sul versante del sostegno in termini di liquidità e fiducia nei confronti di quelle aziende che intendono investire sulle rinnovabili e sulla sostenibilità ambientale. Perché oggi il concetto stesso di libertà passa dall’autonomia energetica’.
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Luigi Tomasi Presidente CNA Sardegna
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Credito e imprese in Sardegna: un divario che frena la crescita del territorio
‘Ringrazio ESG89 Group e CUOREECONOMICO per questo spazio di confronto. Il Forum del 17 giugno è un’occasione
a gennaio 2026, con un calo di quasi l’11% sulla media
preziosa: i dati che CNA Sardegna ha elaborato attraverso il suo primo numero della serie monografica ci consegnano un quadro allarmante sull’accesso al credito delle imprese del nostro territorio. Il mercato del credito
2022. Un dato già preoccupante di per sé, ma che diventa drammatico se si guarda alla distribuzione per dimensione: le imprese con meno di 20 addetti — il cuore dell’economia
Il costo del denaro: le imprese sarde pagano di più
sarda, l’artigianato e le PMI — hanno subìto un calo del 18%, quasi il doppio rispetto alle imprese più grandi (-7,7%). Il credito si concentra sui grandi, lasciando indietro chi ne
alle imprese sarde vive una stagione difficile. I volumi dei prestiti concessi si sono ridotti drasticamente rispetto ai livelli del 2022: siamo passati da quasi 9 miliardi di euro a 7,75 miliardi
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avrebbe più bisogno. Non siamo davanti a una contrazione omogenea: siamo davanti a un credit crunch selettivo, che raziona il credito verso le imprese più fragili, quelle che non hanno le spalle abbastanza larghe per reggere le condizioni sempre più stringenti degli istituti di credito. Questo fenomeno non è solo sardo — ma in Sardegna assume caratteristiche specifiche e più acute. Il costo del denaro: le imprese sarde pagano di più Il problema non è solo la quantità di credito disponibile, ma il suo costo. E qui i numeri parlano chiaro, in modo inequivocabile. Per le esigenze di liquidità — i prestiti a breve termine che le imprese usano per pagare
fornitori, stipendi, bollette — il tasso di interesse applicato alle imprese sarde alla fine del 2025 è pari al 6,58% , a fronte di una media nazionale del 4,95% . Un differenziale di oltre 1,5 punti percentuali che ci colloca al secondo posto tra tutte le regioni italiane per costo del credito, superati solo dalla Calabria. Questo non è un numero astratto. Tradotto in pratica, significa che un’impresa sarda che accede a un prestito per liquidità paga il 33% in più rispetto alla media delle imprese italiane. Non il 3%, non il 10%: il 33% in più. È
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come se ogni euro di interessi versato da un’impresa del nord Italia diventasse 1,33 euro per un’impresa sarda. Una tassa occulta sulla localizzazione geografica. LIQUIDITÀ: QUANTO COSTA DI PIÙ ESSERE IMPRESA IN SARDEGNA Tasso Sardegna: 6,58% | Tasso Italia: 4,95% Le imprese sarde pagano il 33% in più rispetto alla media nazionale Per i finanziamenti a medio- lungo termine destinati agli investimenti — quelli che servono per acquistare macchinari, aprire un nuovo punto vendita, rinnovare un laboratorio artigianale — il differenziale è più contenuto ma non meno significativo: il tasso sardo è al 4,88% contro il 4,29%
nazionale, circa 0,6 punti in più. Anche in questo caso la differenza si fa sentire in modo pesante nel lungo periodo. Prendiamo un esempio concreto: un prestito da 500.000 euro da restituire in 10 anni. Ebbene, a parità di ogni altra condizione, un’impresa sarda pagherà 29.500 euro in più rispetto a un’impresa della media italiana. Quasi 30.000 euro in più, non per inefficienza, non per scarsa affidabilità, ma semplicemente perché la nostra impresa ha sede in Sardegna.
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INVESTIMENTI: IL CONTO CHE PAGA CHI SCEGLIE LA SARDEGNA Su un prestito da 500.000 € in 10 anni: un’impresa sarda paga 29.500 € in più rispetto alla media italiana Tasso investimenti Sardegna: 4,88% | Media Italia: 4,29% Il divario tra piccole e grandi imprese: un sistema che esclude i più deboli C’è un altro elemento che non possiamo ignorare: il costo del credito non è uguale per tutti. Le grandi imprese, quelle con più garanzie, più storia, più dipendenti, accedono al credito a condizioni significativamente migliori rispetto alle piccole. Questo vale a livello nazionale, ma si acuisce in Sardegna, dove le PMI e l’artigianato rappresentano la quasi totalità del tessuto produttivo. I dati settoriali confermano
questa disparità strutturale. Per le imprese industriali sarde il tasso di liquidità è al 5,52% contro il 4,59% nazionale; nelle costruzioni siamo al 7,29% contro il 6,04% italiano; nei servizi al 7,02% contro il 5,12% della media. In ogni comparto, senza eccezioni, le imprese sarde pagano di più. E all’interno di questi comparti, le più piccole pagano il prezzo più alto. Va sottolineato che la qualità del credito sardo non è peggiore della media nazionale — anzi, il tasso di deterioramento dei prestiti in Sardegna è allo 0,8%, inferiore all’1% nazionale. Non siamo clienti peggiori: siamo clienti che pagano di più pur essendo altrettanto affidabili. Questo è
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un paradosso che il sistema finanziario deve spiegare. Uno scenario che rischia di peggiorare: l’avvertimento che dobbiamo raccogliere I dati che abbiamo illustrato si riferiscono a dicembre 2025 e gennaio 2026: un periodo in cui lo scenario geopolitico internazionale era già teso, ma non aveva ancora raggiunto l’escalation attuale. Il conflitto con l’Iran non era ancora esploso; i mercati energetici e finanziari erano sotto pressione, ma entro limiti ancora gestibili. Oggi lo scenario è cambiato. L’inflazione in Italia ha raggiunto il 3,1% , un livello che spinge la BCE verso una politica monetaria più restrittiva. Quando i tassi di riferimento salgono, le banche li trasferiscono sui prestiti alle imprese — e le PMI, quelle con minor potere contrattuale, sono le prime a
subirne le conseguenze. Le prospettive sono dunque preoccupanti: ci aspettiamo un ulteriore innalzamento del costo del credito e, parallelamente, una riduzione dei volumi concessi alle piccole e medie imprese. Un credit crunch già in corso che potrebbe aggravarsi significativamente nei prossimi mesi. E questo in una regione che parte già da una posizione di svantaggio strutturale rispetto alla media nazionale. Come CNA Sardegna chiediamo che questo tema entri con forza nell’agenda politica e istituzionale, a livello regionale e nazionale. Chiediamo strumenti di garanzia pubblica potenziati,
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percorsi di accesso al credito dedicati alle PMI insulari, un’azione coordinata tra sistema bancario, Regione e Governo nazionale per colmare un divario che non può essere lasciato al solo mercato. In conclusione, le imprese sarde non chiedono privilegi. Chiedono equità. Chiedono di non pagare un pedaggio al territorio in cui vivono e lavorano, in cui assumono e producono, in cui tengono in vita comunità altrimenti destinate allo spopolamento. Un differenziale di costo del 33% sulla liquidità e quasi 30.000 euro in più su un investimento da 500.000 euro non è un’anomalia statistica: è un handicap strutturale che pesa ogni giorno sulla competitività
delle nostre imprese. Rimuoverlo è una questione di giustizia economica prima ancora che di politica industriale. CNA Sardegna continuerà a monitorare questi dati, a documentarli e a portarli nelle sedi istituzionali. Perché un territorio che vuole crescere ha bisogno di credito accessibile: senza, tutto il resto — la transizione energetica, la digitalizzazione, la coesione territoriale — rimane lettera morta’.
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Angelo Manzotti Segretario Generale Cisl Umbria
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA Transizioni: da quella bancaria a quella ambientale la strada da percorrere è il dialogo sociale
‘Il 17 giugno ricorre la “Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità”. Due temi che oltre che ad investire l’aspetto
Nonostante la difficoltà di accesso al credito, il tessuto delle imprese piccole e medie imprese resta in Umbria il principale bacino di occupazione
della First Cisl, abbiamo affrontato la questione della desertificazione. Desertificazione bancaria, ossia di quel fenomeno di allontanamento progressivo degli istituti dai territori e della chiusura
ambientale, sicuramente riportano anche a quello economico. Come Cisl Umbria, anche assieme alla categoria regionale
degli sportelli in aree interne e periferiche anche della nostra regione,
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con inevitabili disagi per la popolazione ma anche per le piccole e medie imprese. Un problema non di poco conto se si pensa che il tessuto produttivo italiano, ma in particolare quello umbro, è costituito da piccole e medie imprese. Il sistema bancario però sembra averlo dimenticato: negli ultimi 10 anni, infatti, il credito nei confronti delle piccole imprese si è ridotto drasticamente. Nonostante la difficoltà di accesso al credito, il tessuto delle imprese piccole e medie imprese resta in Umbria il principale bacino di occupazione. A parlare sono i dati. Infatti se si guarda al confronto con altri partner europei, nel nostro Paese la quota di
lavoratori impiegati dalle imprese sotto i 10 addetti è nettamente più alto, il 42 per cento, rispetto alla media europea che è del 29 per cento. Il crollo dei prestiti alle piccole e medie imprese è un grave problema che la politica e le istituzioni non possono più ignorare. La desertificazione bancaria rischia di costare molto cara, considerando che le piccole e medie imprese hanno bisogno di credito necessario a finanziare lo sviluppo delle proprie attività, che sono
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legate alla realizzazione degli investimenti rivolti all’innovazione dei processi produttivi. Questo alla luce anche di un nuovo processo che si va ad inserire in questo contesto: quello dell’intelligenza artificiale. Prossimità e relazioni dirette con le aziende, per la Cisl erano, sono e rimangono elementi che non possono essere sostituiti dall’innovazione digitale. Dalla desertificazione bancaria a quella ambientale. E quindi se, come detto, da una parte le piccole e medie imprese si trovano a dover fronteggiare la questione dell’accesso al credito, dall’altra hanno una serie di transizioni da gestire: oltre a quella tecnologica, il fronte si estende dall’ambito
economico per arrivare a quello sociale ed energetico. Siamo consapevoli che quest’ultimo aspetto, alla luce della situazione geopolitica attuale, crea difficoltà non solo in ambito produttivo, ma anche per i lavoratori (che si devono spostare per recarsi al lavoro) e per le loro famiglie (che devono fare i conti con rincari delle bollette e del carrello della spesa). Difficoltà che scaturiscono dall’impennata del costo energetico. La Cisl punta fortemente, e ormai da tempo,
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA
sulla sostenibilità ambientale ed energetica. Per noi la strada da percorrere è quella del dialogo sociale. E proprio in occasione di questa “Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità”, la Cisl Umbria vuole ricordare come sia giunto il momento di avviare una discussione per attuare una politica basata sulle energie rinnovabili, a partire dal solare ed eolico, ma anche affrontando in modo costruttivo un confronto sul nucleare di nuova generazione che possa dare risposte sia in termini economici che sociali, tendendo agli obiettivi dell’Agenda 2030. Questa azione deve essere compiuta attraverso una forte sinergia tra le parti sociali, economiche e istituzionali, dove la politica è chiamata
ad assumersi le proprie responsabilità attraverso azioni che devono tendere al bene comune e non a dare seguito alle richieste di comitati spontanei che dicono no alle energia rinnovabile. Dico questo perché siamo consapevoli che il nostro Paese è a vocazione manifatturiero e quindi energivoro. Il costo dell’energia quindi diventa strumento per la competitività delle imprese nel mercato internazionale e motivo di costi più o meno alti da affrontare per i lavoratori e le proprie famiglie’.
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Mauro Fabbretti Presidente della Federazione BCC dell’Emilia-Romagna
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA Per noi finanziare una piccola impresa significa sostenere lavoro, famiglie, comunità e fare coesione sociale
‘Il mercato del credito sta cambiando profondamente. Le concentrazioni bancarie, le razionalizzazioni delle reti e l’arretramento della presenza fisica di molti istituti stanno modificando gli equilibri: per le BCC questo significa una responsabilità crescente. Negli ultimi anni gli spazi di mercato verso le piccole e medie imprese si sono ampliati: tante realtà imprenditoriali continuano ad avere bisogno di interlocutori
capaci di leggere non solo un bilancio, ma anche una storia aziendale, un territorio, una prospettiva di sviluppo. I dati lo confermano: in Emilia-Romagna gli impieghi
Sostenere una piccola impresa significa sostenere lavoro, famiglie, comunità, coesione sociale
delle BCC a clientela hanno raggiunto i 14,3 miliardi di euro, in crescita del 3,6%, più del sistema bancario regionale nel suo complesso. La quota
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di mercato regionale degli impieghi è salita all’11,8%, ma diventa molto più significativa nei comparti più legati al nostro modello: 18,3% per le microimprese con meno di 5 addetti, 28,8% per le imprese tra 5 e 20 addetti, 20% in agricoltura, 24% nelle imprese artigiane e 28% nei servizi di alloggio e ristorazione. Sono numeri che raccontano una cosa semplice: le BCC sono già oggi un pezzo rilevante dell’infrastruttura finanziaria delle PMI regionali. E lo saranno sempre di più, se il resto del sistema continuerà a concentrarsi e ad allontanarsi dai territori”. Per le piccole e medie imprese resta un fattore competitivo. Non è nostalgia dello sportello: è capacità di relazione, conoscenza diretta, tempestività nella risposta, comprensione del contesto.
In Emilia-Romagna le BCC contano 348 sportelli, due in più rispetto all’anno precedente, mentre gli altri istituti di credito ne hanno persi 60. Una tendenza ancora più netta se guardiamo agli ultimi vent’anni: le filiali BCC in Emilia-Romagna sono passate dal rappresentare il 10% del totale degli sportelli al 18%. Siamo presenti in 164 Comuni e in 17 di questi rappresentiamo l’unica realtà bancaria. In una regione che negli ultimi anni ha visto perdere complessivamente centinaia di filiali bancarie, questa tenuta non è un dettaglio: è una scelta industriale, ma anche sociale. La raccolta complessiva delle BCC regionali ha raggiunto i
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30,6 miliardi di euro, di cui oltre 18 miliardi di raccolta diretta e 12,6 miliardi di raccolta indiretta. Anche la base sociale continua a crescere, superando quota 155mila soci. Questo significa che il Credito Cooperativo continua ad attrarre fiducia e a trasformare quella fiducia in credito per l’economia. Il credito alle PMI, quindi, non è un capitolo separato dalla nostra identità. È una delle forme più concrete della nostra missione. Sostenere una piccola impresa significa sostenere lavoro, famiglie, comunità, coesione sociale. Significa tenere vivo un territorio. E in una fase di grandi trasformazioni, questa è la responsabilità che il Credito Cooperativo intende continuare ad assumersi. Siamo attori a pieno titolo dell’economia sociale, ne siamo espressione per natura, per storia e per pratica quotidiana.
Siamo economia sociale perché reinvestiamo nei territori, sosteniamo l’economia reale, assicuriamo partecipazione democratica. Il credito, per noi, non è attività estrattiva ma funzione generativa. Da qui discende anche la nostra richiesta di una reale proporzionalità normativa in Europa , che abbiamo recentemente portato all’attenzione degli europarlamentari italiani a Strasburgo insieme a Federcasse: non chiediamo privilegi né deregolamentazione, ma regole coerenti con la funzione economico-sociale delle banche mutualistiche di comunità’.
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Giorgio Felici Presidente Confartigianato Imprese Piemonte
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‘D’ GLOCAL ECONOMIC FORUM ESG89 | CREDITO & ENERGIA Tutelare prioritariamente Pmi e Mpmi dalle costanti tensioni globali e dalla stretta creditizia
‘Il contesto socioeconomico e geo-politico globale, che
stiamo vivendo, è caratterizzato da forte incertezza e instabilità, una situazione dovuta al corto circuito generato dai conflitti in Medio Oriente e da quello Russo-Ucraino, che paralizzano i tessuti economici e commerciali
L’accesso al credito è uno strumento di vitale importanza
che più risentono le conseguenze di queste tensioni globali e in questa situazione un elemento, che non agevola le attività delle imprese è la
stretta creditizia operata dagli istituti bancari verso le PMI. È evidente che nel corso degli ultimi anni gli istituti bancari preferiscano occuparsi di finanza e grandi investimenti,
internazionali, delineando uno scenario che viene descritto come una nuova crisi globale sul fronte economico ed energetico. Le PMI e MPMI sono i soggetti
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queste attività evidentemente più remunerative , hanno una grande incidenza su bilanci bancari che risultano essere poi in positivo. Il problema si genera quando l’economia reale è in fase di stagnazione, facendo registrare ormai da troppo tempo contrazioni o rallentamenti della crescita economica. Occorre ricordare a chi governa, che per un’economia come quella italiana, che annovera tra i suoi segmenti economici e produttivi principali le micro e piccole – medie imprese, l’accesso al credito è uno strumento di vitale importanza; evidenziando che anche la richiesta di accesso allo
strumento del credito è mutata nel tempo da parte delle imprese, non viene più utilizzato come elemento stabilizzatore in un logica di criticità, bensì programmato e utilizzato in una logica di lungimiranza per investimenti programmati e sostenibilità finanziaria. Occorre inoltre, trattare il tema della transizione energetica sostenibile , in un contesto come quello odierno, dove è evidente
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la dipendenza degli stati internazionali dalle importazioni delle risorse fossili. Il fenomeno è alimentato dallo scenario bellico che si sta consumando nel Golfo da fine febbraio e che produce una marcata alternanza degli indici dei prezzi del carburante e dell’energia. Appare quindi necessario in un contesto sociopolitico, come quello attuale, perseguire una strada verso l’utilizzo sempre maggiore di risorse energetiche sostenibili per ridurre la dipendenza dal fossile, seguendo però una logica di vicinanza alle imprese. La narrativa di una transizione energetica sostenibile è un tema che ormai da oltre un
decennio riecheggia a livello nazionale, europeo e transnazionale. Si può affermare, che finché l’Unione Europea rimarrà imbrigliata a perseguire gli obiettivi del Green Deal, non si potrà mai verificare una vera transizione energetica. Dunque, occorre anzitutto riflettere se e come nuove risorse energetiche possano essere economicamente sostenibili per il tessuto produttivo delle PMI.
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In Italia di recente si riflette su una nuova riapertura al nucleare , individuata da tempo come uno dei nuovi scenari energetici futuri sostenibili, le perplessità sono molteplici riguardanti le tempistiche di avvio e costi. Una prospettiva analoga la ritroviamo anche nella transizione digitale , nella sua prospettiva di digitalizzazione delle micro e piccole imprese è un processo estremamente positivo, di cui Associazioni di Categoria come la nostra se ne fanno promotrici. Risulta invece un processo
inefficace la digitalizzazione nel campo della pubblica amministrazione e delle questioni legate al pubblico, poiché non produce risultati concreti in termini di efficientamento digitale e ottimizzazione dei processi, riducendosi ad una funzione di controllo’.
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Mauro Orsini Presidente Confapi Umbria
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Il tessuto imprenditoriale italiano sconta un profondo divario nella capacità di accesso al credito
‘Nonostante alcune misure di garanzie pubbliche (es. Fondo di Garanzia PMI), i processi di approvazione
Il tessuto imprenditoriale italiano sconta un profondo divario nella capacità di accesso al credito
Le nostre PMI sono in gran parte sottocapitalizzate. Lavorano sistematicamente con le banche anche per l’ordinario (stipendi, contributi, fornitori, clienti) con un
sono lenti e farraginosi, rendendo
difficile ottenere liquidità in tempi utili. Sebbene il sistema offra concrete reti di salvataggio tramite il Medio Credito Centrale, i consorzi di garanzia e i Confidi, la complessità dei bandi e l’assenza di competenze interne ostacolano l’effettivo ricorso a tali leve.
aggravio di costi notevole, ma qui le banche sono soddisfatte perché monetizzano con rischi bassissimi. Non hanno riserve di capitali. Hanno spesso utilizzato il TFR in azienda
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come volano economico- finanziario, ma oramai non possono fare neanche questo. Hanno difficoltà (oltre che scarsa conoscenza) ad accedere ad altri strumenti di finanziamento. Nonostante la presenza di strumenti di finanza agevolata e garanzie pubbliche, il tessuto imprenditoriale italiano sconta un profondo divario nella capacità di accesso al credito , al punto che ben il 91,2% degli imprenditori avvia la propria attività facendo affidamento unicamente sul capitale proprio e attingendo solo in piccola parte ai fondi bancari. Questo allarmante dato, è aggravato dal fatto che il 60% del campione dichiara di non aver beneficiato di alcun incentivo nella fase di
creazione aziendale. Alla radice di tale fenomeno non vi è la debolezza delle idee imprenditoriali, bensì un ostacolo strutturale legato alla “bancabilità” dei progetti: otto pmi su dieci non possiedono la maturità documentale necessaria per presentarsi adeguatamente agli istituti di credito Per questi motivi hanno difficoltà ad investire se questo presuppone equity aziendale elevata. Rischiano quindi di non fare investimenti anche quando questi sono essenziali per lo sviluppo
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aziendale. La situazione sta peggiorando e sicuramente l’aumento del costo del denaro fatto dalla BCE per contenere fenomeni inflattivi non favorisce certo gli investimenti. Rating bancari che tengono conto anche di modelli organizzativi ESG, che però le PMI meno strutturate hanno difficoltà ad implementare, anche per mancanza di disponibilità finanziarie: si crea quindi un circolo vizioso, in cui se non ho soldi non riesco ad averne. Riduzione del sistema di garanzie fornito da MCC che durante il covid era arrivato a garantire il 100% dei crediti/mutui/finanziamenti, indebolendo di fatto il sistema dei Confidi che era una delle forme più diffuse
di controgaranzie e che favoriva investimenti, piccoli e grandi, delle PMI più piccole, soprattutto se con rating bassi. Polarizzazione del sistema bancario che da un lato rafforza gli istituti nel mercato europeo/mondiale ma che dall’altro rende ancora più complicato il rapporto delle PMI con la banca Riduzione degli sportelli bancari fisici soprattutto in aree che hanno maggiori necessità di sviluppo. Le nostre PMI hanno bisogno di un sistema bancario
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vicino, affidabile e capace di accompagnarle nei momenti cruciali, sia nella crescita che nelle difficoltà. Uno degli elementi centrali, oggi più che mai, è la presenza di referenti dedicati, in grado di offrire un servizio realmente personalizzato: dall’accesso al credito alla consulenza su investimenti legati al ricambio generazionale, al rinnovo di macchinari e attrezzature e a nuove opportunità di sviluppo. Questa esigenza è ancora più sentita nelle aree interne dell’Umbria, dove si concentra una parte rilevante delle nostre imprese associate. In questi territori, spesso penalizzati da un’infrastruttura digitale ancora carente – in alcune zone manca persino
la fibra ottica – l’accesso ai servizi bancari non può basarsi esclusivamente su soluzioni digitali. Il progressivo arretramento del sistema bancario, con la chiusura di numerosi sportelli, sta aggravando un divario che non è solo economico, ma sociale e territoriale. È paradossale che, a fronte di utili record per molti istituti, intere comunità restino prive di interlocutori bancari, proprio quando le imprese avrebbero più bisogno di ascolto e strumenti
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concreti. Ma le banche non si stanno allontanando per ragioni ideologiche. Lo fanno perché i conti non tornano. Lo studio CETIF Il digital lending al bivio strategico — Roadmap d’investimento per le banche europee, italiane, locali, Triennio 2026-2029 lo certifica con chiarezza: per le imprese con fatturato inferiore a 50 milioni di euro, il costo operativo del canale fisico — il cosiddetto cost-to-serve — è strutturalmente non recuperabile sui margini generati da questo segmento. Il dato di sistema conferma la direzione: le filiali bancarie in Italia sono passate da circa 34.000 nel 2008 a poco più di 20.000 nel 2024, una riduzione superiore al 40% in quindici
anni. La tendenza non si è invertita. Il consolidamento prosegue, e con esso si restringe la rete di presidio territoriale che per decenni ha rappresentato il canale principale di relazione tra banca e impresa. Le stime più recenti (ABI, primo trimestre 2026) collocano il numero di filiali ormai stabilmente sotto le 20.000 unità, con una contrazione che prosegue al ritmo di 300-400 chiusure nette l’anno. La risposta del sistema è la
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migrazione verso modelli full-digital o ibridi, supportati da piattaforme consortili, embedded finance e intelligenza artificiale applicata ai processi di istruttoria. Una razionalizzazione coerente sul piano dei costi. Problematica sul piano degli effetti per chi è dall’altra parte del tavolo. La transizione digitale non è ancora pronta. Il problema non è la direzione della trasformazione. È la velocità e la qualità dell’esecuzione. CETIF stima che tra il 65% e il 70% dei programmi di trasformazione digitale bancaria non raggiunga gli obiettivi prefissati. Più della metà dei progetti supera tempi
e budget inizialmente previsti. Il fattore critico è la governance. Le banche investono in piattaforme senza ridisegnare processi, responsabilità e architettura organizzativa’. Il risultato è un divario temporale con conseguenze concrete: il vecchio modello si smonta più rapidamente di quanto il nuovo riesca a operare. Nel mezzo si apre un vuoto. E quel vuoto lo abitano le PMI’.
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Matteo Gatti Head of Data Strategy Mediterranean, Middle Est & Africa Region Coface
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Credito ed energia, la nuova prova di resistenza per le piccole e medie imprese
‘Per molte piccole e medie imprese italiane il credito sta
diventando più selettivo proprio mentre investire è diventato più necessario. Le banche chiedono maggiore visibilità sui rischi, più solidità finanziaria e una migliore capacità di assorbire shock esterni. Allo
e mercati meno prevedibili. In questo scenario, transizione energetica, sostenibilità e accesso al credito non sono più temi separati: stanno entrando nello stesso perimetro
La bancabilità dipenderà sempre di più anche dalla capacità di dimostrare resilienza energetica, ambientale e operativa
di valutazione. Le linee guida dell’European Banking Authority sulla gestione dei rischi ESG
stesso tempo, le imprese devono affrontare costi energetici volatili, filiere più fragili
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vanno in questa direzione. Gli istituti di credito sono chiamati a identificare, misurare, gestire e monitorare i rischi ambientali, sociali e di governance, integrandoli nei processi interni e nella pianificazione di breve, medio e lungo periodo. Per le imprese il messaggio è chiaro: la bancabilità dipenderà sempre di più anche dalla capacità di dimostrare resilienza energetica, ambientale e operativa. Il contesto italiano rende il tema particolarmente sensibile. Dopo la crescita delle insolvenze registrata tra il 2024 e il 2025, il quadro appare più stabile, ma non necessariamente meno fragile. I segnali tradizionali di crisi — protesti, pregiudizievoli, procedure — sono sempre meno tempestivi e sempre
meno presenti. Al loro posto emergono segnali più deboli e frammentati: ritardi di pagamento, tensioni di cassa, opacità informativa e maggiore contagio lungo la filiera. Nel 2025, oltre l’80% delle imprese che hanno avuto accesso alla composizione negoziata hanno chiuso la procedura con esito negativo. È la fotografia di un tessuto produttivo che spesso arriva alla crisi quando il margine di manovra è già ridotto. Anche i comportamenti di pagamento confermano questa pressione. Dall’analisi
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