Novità sui trattori, trattori autonomi, macchine agricole, attrezzature e robot per il vigneto.
SOMMARIO
Speciale Meccanizzazione per il Vigneto 2026
Supplemento a MECCAGRI NEWSLETTER del 17 Giugno 2026 Autorizzazione del Tribunale di Roma n. 361 del 5 dicembre 2011
TRATTORI AUTONOMI
MONARCH TRACTOR
ROBOTICA
Edito da ABM Studio SRL Via di Donna Olimpia 166 00152 Roma info@meccagri.it redazione@meccagri.it
MACCHINARI XXL
MECCANIZZAZIONE “VERTICALE”
DIRETTORE RESPONSABILE Barbara Mengozzi
DRONI SPRAYER
COORDINAMENTO REDAZIONE Simona Pozzi
L’ECCELLENZA IN VIGNA
REDAZIONE Andrea Castaldi
MECCANICA TRICOLORE
Francesco Ponti
GRAFICA e IMPAGINAZIONE, Simona Pozzi
TECNOLOGIE D’OLTRECONFINE
L’animazione delle immagini è stata effettuata con AI
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ENOVITIS IN CAMPO 2026
SPECIALE MECCANIZZAZIONE PER IL VIGNETO 2026
MONARCH TRACTOR CHIUDE I BATTENTI, EPPURE CI AVEVAMO CREDUTO
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SPECIALE MECCANIZZAZIONE PER IL VIGNETO 2026
Doveva essere la “Tesla dei campi”, ma la parabola Monarch si è presto trasformata in una promessa sfumata sotto il peso delle aspettative delu- se. Ripercorriamo l’ascesa e il fallimento di Monarch Tractor, un’azienda che è riuscita a essere un faro nel settore dell’elettrificazione e dell’au- tomazione delle macchine agricole promettendo di rivoluzionare il la- voro tra i filari, sino a quando la realtà dei fatti ha dimostrato come le
prestazioni dei trattori a guida facoltativa MK-V non fossero all’altezza della situazione. Dalle tecnologie all’avanguardia alle denunce dei suoi stessi concessionari, per giungere sino al reindirizzamento del core business e termina- re con l’acquisizione da parte di Caterpillar: la
storia di Monarch Tractor potrebbe sembrare la sceneggiatura di un film, ma a conti fatti non è stata altro che una “meteora” bruciata trop- po presto dalla brama di diventare una star nel firmamento dei grandi costruttori di macchine agricole.
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UN PROGETTO NATO DALLA VISIONE DI PERSONE CON IMPORTANTI CONOSCENZE AGRICOLE ED ELETTRONICHE
A ripercorrere la storia di Monarch Tractor viene in mente un album di Da- vid Bowie, “The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”: l’ascesa e la caduta di un progetto innovativo e futuristico che prometteva di rivoluzionare l’agricoltura ma che poi si è bruciato come una meteora. Le premesse sembravano ottime, basta leggere i curricula dei co-fondatori per scoprire come le competenze e le visioni non mancassero di certo: Praveen Penmetsa , amministratore delegato dell’azienda forte di una lunga espe- rienza nell’ambito di micromobilità e velivoli eVTOL; Zachary Omohundro , esperto nello sviluppo di sistemi elettromeccanici intelligenti strettamente integrati; Carlo Mondavi , noto viticoltore di quarta generazione e fondatore nel 2016 della Monarch Challenge, un’iniziativa volta a migliorare l’agricol- tura eliminando erbicidi e sostanze chimiche aggressive; Mark Schwager , ex responsabile della Gigafactory di Tesla. IL TRATTORE ELETTRICO A GUIDA OPZIONALE PIÙ INTELLIGENTE DEL MONDO Il progetto dei fondatori era ben chiaro: realizzare un trattore specializzato
elettrico a “guida opzionale” – “driver optional” come venne originariamente definito. Il concept prese presto forma e l’8 dicembre 2020 venne presenta- to ufficialmente un modello che l’azienda definì come “il trattore elettrico più intelligente al mondo”: forte di batterie che garantivano un’autonomia di oltre dieci ore (venivano assicurate sino a 14 ore), il veicolo sviluppava 40 cavalli di potenza continua con un picco di 70 cavalli e richiedeva un tempo di cinque-sei ore per ricaricarsi da una presa di 220 Volt. Il trattore, inoltre, offriva la possibilità di funzionare con o senza conducente grazie all’utilizzo della più avanzata tecnologia hardware e software per la guida autonoma, eseguendo attività pre-programmate senza un guidatore oppure venendo gestito da remoto. UN IMMEDIATO SUCCESSO DI CRITICA Il progetto prende successivamente il nome “MK-V” e viene inondato di pre- mi per anni, venendo da più parti definito come un’innovazione dirompen-
te tanto da diventare la “Tesla dei campi”. Già nel 2021, infatti, il Monarch viene fregiato del titolo di “Trattore dell’anno 2020” agli AgTech Breakthrou- gh Awards, venendo anche nominato come uno dei “Migliori 10 nuovi prodotti” di World Ag Expo e inserito tra le “Migliori idee che cambiano il mon- do: Nord America, energia e cibo”. Nel 2023, poi, la consacrazione con l’inserimento nella prestigiosa
lista delle aziende più innovative del mondo del 2024 stilata da Fast Company, guadagnando la posizione numero uno nella categoria Agricoltu- ra. GLI ANNI DELLA CRESCITA: DAL SUCCESSO NEGLI STATI UNITI A EIMA 2024 Il mercato statunitense è affascinato dalle pro-
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L’APICE DEL SUCCESSO: RACCOLTI OLTRE 240 MILIONI DI DOLLARI PER UNA VALUTAZIONE PARI A 518 MILIONI DI DOLLARI
Le sorprese non hanno tardato ad arrivare, con la concessionaria che si è presto accorta di come i veicoli non fossero realmente in grado di operare autonomamente: una volta richiesta assistenza, sembra che Monarch stessa abbia ammesso che l’autonomia dei trattori “era limitata e che i trat- tori non erano in grado di funzionare autonoma- mente in ambienti interni”. La start-up, tuttavia, non è riuscita a fornire un’assistenza adeguata e si è rifiutata di riprendersi i trattori difettosi, sca- ricando di fatto i problemi sulle spalle di Burks Tractor. UN PROGETTO INNOVATIVO INADEGUATO AL LAVORO NEI CAMPI: LE TESTIMONIANZE DEGLI UTILIZZATORI Le disavventure di Burks Tractor non rappresenta- no un caso isolato, ma solo uno dei più eclatanti: numerosi viticoltori hanno infatti lamentato mol- teplici problematiche, puntando il dito principal- mente contro la mancata corrispondenza fra le promesse avanzate dal costruttore e le reali capa- cità del trattore. Riportiamo le testimonianze di alcuni viticoltori californiani delle contee di Napa e Sonoma, che hanno preso di mira l’inadegua- tezza dei sistemi di guida autonoma e il servizio di assistenza: «Avevamo puntato su Monarch per eliminare il costo della manodopera notturna du- rante i trattamenti. Tuttavia, abbiamo scoperto che il trattore richiedeva comunque un supervi- sore umano pronto a intervenire ogni volta che il sensore rilevava un tralcio fuori posto o un’ombra sospetta. Se devo pagare comunque un tecnico specializzato per guardare il trattore che lavora, dov’è il risparmio?». Un altro agricoltore ha ag- giunto: «L’idea di un vigneto a emissioni zero era bellissima per il marketing. Ma il peso delle batte- rie causava un compattamento del suolo inaspet- tato, e nei giorni di fango post-pioggia il trattore faticava a mantenere la trazione necessaria. Ab- biamo dovuto rimettere in moto i nostri vecchi diesel per non perdere il timing dei trattamenti». Infine, una terza voce ha lamentato: «Quando un trattore tradizionale si rompe, il mio meccanico di fiducia interviene in un’ora. Quando il softwa- re di Monarch dava errore, dovevamo aspettare l’assistenza remota o tecnici specializzati che non sempre erano disponibili. In agricoltura, il tempo non è denaro, è il raccolto stesso». UN FALLIMENTO SU TUTTI I FRONTI, PAROLA DEL VITICOLTORE PATRICK O’CONNOR Una delle voci più autorevoli che hanno reso nota l’insoddisfazione nei confronti dei trattori elettrici a guida facoltativa è stata quella di Patrick O’Con- nor , viticoltore californiano che tramite un reel su Instagram pubblicato il 29 marzo e divenuto presto virale – a oggi ha ottenuto circa 40.000 “mi piace” – non ha usato mezzi termini per riassume- re la sua esperienza con Monarch: «Ha fallito com- pletamente». O’Connor racconta di aver testato il
A completare la cornice c’era l’aspetto finanzia- rio: come anticipato, il progetto Monarch Tractor era stato da subito applaudito da diverse parti, ri- uscendo così a ottenere finanziamenti per oltre 240 milioni di dollari. Al suo apice, l’azienda ha ri- cevuto una valutazione pari a 518 milioni di dolla- ri, oltre a stringere nel 2021 e negli anni successivi una partnership con CNH che ha ulteriormente consolidato l’immagine di Monarch come leader del settore. LA CRISI INIZIA DALLA RETE COMMERCIALE: IL CASO BURKS TRACTOR La strada verso il successo sembrava ormai spia- nata per Monarch Tractor, ma dietro l’immagine di un’eccellenza innovativa si nascondevano gravi problemi tecnici che non hanno tardato a emer- gere. Il caso più eclatante riguarda Burks Tractor, concessionario dell’Idaho che nel settembre 2025 ha fatto causa all’azienda dopo aver riscontra- to l’inadeguatezza dei dieci trattori acquistati. A inizio 2024 il dealer aveva infatti acquistato dieci Monarch al prezzo di 773.088 dollari con formula di finanziamento, convinto di poter proporre al mercato dei trattori affidabili in grado di lavorare autonomamente in qualsiasi luogo o momento.
messe di Monarch Tractor e gli ordini non tardano ad arrivare, con l’azienda di Livermore che si strut- tura con una rete di concessionari per soddisfare la crescente domanda. Il fenomeno californiano arriva ad assumere una dimensione globale con la presenza alle due più importanti fiere europee dedicate alla meccanizzazione agricola: Agritech- nica 2023 ed EIMA 2024. Proprio a quest’ultima avevamo avuto occasione di conoscere a fondo le caratteristiche di MK-V, capace di assicurare un’autonomia massima di 14 ore nella versione XLR a fronte di un tempo di ricarica di sei ore, of- frendo una potenza massima di 70 cavalli (40 alla presa di forza) e disponendo di un cambio con co- mando a pulsante da 9 marce in avanti e 3 in retro con frizione a bagno d’olio e trazione integrale. Il tetto ROPS integrava telecamere a 360 gradi per operare nella massima sicurezza e l’app Wing- span AI consentiva di ricevere avvisi istantanei su tutte le operazioni agricole, programmare e ge- stire l’intera flotta di trattori da remoto, supervi- sionare tutte le operazioni e i dettagli dei compiti, tracciare le metriche e misurare i risparmi. L’accoglienza riservata dal pubblico presente a Bologna aveva positivamente impressionato l’a- zienda californiana che proprio in quei mesi aveva stanziato tre milioni di euro per la nuova sede del- la filiale europea in Belgio, un investimento che avrebbe dovuto rappresentare il primo importan- te passo verso la conquista del mercato europeo.
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trattore per tre anni nei suoi vigneti dislocati su terreni con forti pendenze, riscontrando una débâcle delle promesse avanzate dal costruttore su tutti i fronti. In un’intervista concessa a Sfgate, l’agricoltore ha definito “pericolosa” la modalità di guida autonoma, dichiarando che non avrebbe mai lasciato qualcuno avvicinarsi al trattore. A questa problematica se ne sono aggiun- te diverse anche di stampo meccanico: «In teoria doveva rappresentare un promettente passo avanti nel controllo meccanico delle infestanti rispetto a quello chimico. Ma il sistema idraulico era capriccioso, il sistema di insegui- mento automatico delle file non ha funzionato. Colpiva le mie viti. E non si è mai arrivati al punto di poterlo utilizzare senza conducente». Quali sono stati, dunque, i problemi maggiormente riscontrati dai viticoltori che hanno acquistato i trattori Monarch? Uno degli elementi più significa- tivi che hanno decretato il fallimento del progetto Monarch è la mancata corrispondenza fra i dati dichiarati dal costruttore e la realtà dei fatti: l’auto- nomia reale delle batterie durante lavori impegnativi con la presa di forza o su terreni impegnativi si fermava infatti a 4-5 ore contro le 10-12 dichiarate. Un valore decisamente insoddisfacente che si andava a sommare all’impor- POCA AUTONOMIA, PROBLEMI SOFTWARE E UN’ASSISTENZA INADEGUATA: QUESTE LE CAUSE PRINCIPALI DEL FALLIMENTO MONARCH TRACTOR
tante massa delle batterie che causava problemi di compattamento del terreno. Un secondo problema riscontrato anche da Burks Tractor riguardava l’affidabilità del software, con la guida autonoma che si è rivelata complessa da gestire in ambienti non perfettamente livellati o con chiome molto fitte che disturbavano i sensori LiDAR e GPS. A questi difetti tecnici e progettuali se ne sono ag- giunti altri due: l’elevato prezzo del veicolo, pari a circa il doppio di un equivalente trattore diesel e non giustificato dalle qualità del mezzo, e la man- canza di infrastrutture. Data la ridotta autonomia reale delle batterie sarebbe infatti stato necessa- rio disporre di colonnine di ricarica in tutti i campi dove il trattore avesse dovuto operare, una con- dizione decisamente irrealizzabile per qualsiasi viticoltore. Inoltre, gli inconvenienti riscontrati sui trattori hanno messo in luce l’inadeguatezza del servizio di assistenza Monarch, incapace di af-
frontare celermente i problemi e lasciando fermi i trattori per giorni o settimane: il veicolo era infatti una specie di “black box” digitale che permette- va solo agli ingegneri di risolvere da remoto i bug software riscontrati, lasciando i concessionari inermi dinanzi alle difficoltà dei loro clienti. DAL LICENZIAMENTO DI OLTRE CENTO DIPENDENTI AL PASSAGGIO AL MODELLO SOFTWARE AS A SERVICE: L’ULTIMO ATTO PRIMA DELLA FINE La crescente insoddisfazione dei clienti e l’inca- pacità di reagire da parte dell’azienda – figlia an- che di una divergenza di visioni tra i fondatori, che proponevano diverse soluzioni per migliora- re il progetto – hanno portato a una situazione di grave instabilità che è sfociata sul finire del 2025 nel licenziamento di un centinaio di dipendenti e in una sorprendente svolta dalla costruzione di trattori al modello Software as a Service (SaaS): dopo aver perso il suo partner per la produzio-
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macchina. Dobbiamo ricordare che la robotica si presenta come una soluzione alla mancanza di manodopera specializzata e come un rimedio per massimizzare la produttività in campo, ma se a fronte di un importante investimento del clien- te queste due condizioni non si dovessero verifi- care, allora il robot risulterebbe essere un’inutile spesa in termini di denaro e risorse. AUTOMAZIONE ED ELETTRIFICAZIONE, DUE IMPORTANTI PASSAGGI CHE DEVONO ESSERE AFFRONTATI GRADUALMENTE E RAZIONALMENTE SENZA PRESSIONI IDEOLOGICHE “Il mercato si autoregola”: una frase ben cono- sciuta in ambito economico ma che anche in agricoltura mostra di essere attuale. La rivoluzio- ne tecnologica del settore primario va affrontata a piccoli passi, partendo dall’automatizzazione dei veicoli già presenti nel parco macchine – si pensi ad esempio alle numerose soluzioni pro- poste da PTx – per giungere alla digitalizzazione dell’azienda. Solo procedendo passo dopo passo gli agricoltori potranno trovarsi realmente pronti per affrontare una rivoluzione tecnologica che li deve vedere come protagonisti e non come “sog- getti passivi” di strumenti che non sono in grado di governare. Lo stesso discorso può essere este- so anche alla propulsione elettrica: le batterie at- tualmente in produzione possono far funzionare robot di piccole dimensioni o al massimo essere estese ai trattori per le operazioni a ridotto consu- mo energetico. È utopico pensare di elettrificare la meccanizzazione agricola con le tecnologie ad oggi conosciute – e questo per fortuna i costruttori di macchine agricole lo sanno bene. Un passo im- portante verso una ottimizzazione dei consumi e delle risorse può essere lo sviluppo di macchine ibride, ove il motore diesel funge da generatore di corrente per l’attivazione di alcune componenti come la presa di forza o la trazione. I vantaggi sul- la carta potrebbero essere numerosi, ma anche in questo caso si tratta di un passaggio da effettuare gradualmente che deve seguire una importante fase di preparazione dell’assistenza. Sì, perché il meccanico di fiducia avrà sempre meno le mani sporche di olio e sempre più competenze elettro- niche. È un’evoluzione che non ci deve spaven- tare, ma che va realizzata seriamente come un passaggio da affrontare con i dovuti tempi, senza essere guidati da pericolose ideologie. Monarch lo ha insegnato bene: è stata una promessa fiorita in anni in cui l’elettrico sembrava essere la pana- cea di tutti i mali e, nella fretta di presentarsi sul mercato, ha tralasciato quei valori fondamentali che ogni macchina agricola dovrebbe garantire: affidabilità, sicurezza, facilità d’utilizzo e di manu- tenzione. Il suo passaggio alla fornitura di servizi software è significativo, in quanto dimostra che quello di cui oggi il mercato ha davvero bisogno sono proprio quelle conoscenze e componenti necessarie come fondamenta per costruire veicoli all’avanguardia.
ne a contratto, Foxconn, responsabile della produzione dei trattori elettrici autonomi nello stato americano dell’Ohio, Monarch ha effettuato un pivot strategico per concentrarsi quasi esclusivamente sui servizi software e sulla concessione in licenza della sua tecnologia autonoma ad altri produttori. Recentemente l’azienda ha messo all’asta una novantina di trattori MK-V ri- masti come giacenza di magazzino, sancendo definitivamente la fine della sua esperienza con le trattrici agricole. UN NUOVO INIZIO: L’ACQUISIZIONE DA PARTE DI CATERPILLAR Dopo alcuni mesi di silenzio, ad aprile Monarch stessa ha annunciato su LinkedIn di aver ceduto l’attività a un’importante azienda di fama interna- zionale, che si è presto rivelata essere Caterpillar. La notizia è stata diffusa da Bloomberg e ben presto è divenuta virale nonostante l’assenza di una conferma ufficiale da parte delle due aziende. Si è trattata infatti di una mossa a sorpresa – inizialmente si pensava potesse essere CNH il misterioso acquirente, data la collaborazione in vigore da alcuni anni – che ha scaturi- to grandi curiosità sull’interesse di Cat nei confronti di Monarch e qualche perplessità da parte degli investitori nell’aver acquisito una realtà in difficol- tà. La spiegazione potrebbe celarsi nella crescente attenzione di Caterpillar alla propulsione elettrica e all’automazione, argomenti che per sette anni sono stati la bandiera di Monarch. Nonostante gli inconvenienti riscontrati sui trattori, non si può mettere in dubbio l’elevata conoscenza della start-up californiana su questi argomenti, divenendo di fatto un fornitore di “know how” e competenze che potrebbero fruttare al colosso delle costruzioni sta- tunitense. NON TUTTO È DA BUTTARE: GLI INSEGNAMENTI APPRESI DALLA STORIA DI MONARCH Tale riflessione porta a porsi alcune domande: il progetto Monarch è tutto da buttare? Cosa ha rappresentato questa azienda per l’agricoltura? Qua- le strada imboccheranno adesso le start-up più innovative che puntano su elettrificazione e automazione? La parabola di Monarch è stata sicuramente un esempio brillante crollato
sotto il peso di “errori di gioventù” e della fretta di commercializzare i suoi prodotti. Molti clienti che hanno lavorato con gli MK-V sono concordi nel dire che la visione del progetto fosse buona, ma che fosse necessario ancora del tempo per svilup- pare le tecnologie e l’affidabilità. Il trattore di Mo- narch sarebbe dovuto rimanere come un concept realizzato in pochi esemplari da testare in campo per acquisire dati e conoscenze, mentre la fretta di ottenere dei risultati commerciali ha sancito la fine di un sogno che ha avuto il coraggio di volare in alto. LA ROBOTICA OGGI: UNA PROGRESSIVA SPECIALIZZAZIONE DELLE SOLUZIONI MANTENENDO SEMPRE IL CLIENTE AL CENTRO La storia di Monarch, nonostante tutto, deve es- sere più che mai un faro per le altre aziende e start-up attive nel settore della robotica e dell’au- tomazione: per creare qualcosa di davvero dirom- pente e innovativo bisogna sognare in grande ma restando con i piedi per terra. Ogni costruttore si dovrebbe chiedere: «Di cosa ha realmente biso- gno il mercato? Sono in grado di fornire una solu- zione che soddisfi concretamente le sue esigen- ze?». Molti costruttori sembrano aver appreso la lezio- ne e a dimostrarlo è il mercato stesso: il settore della robotica è in fermento ma, se fino a qual- che tempo fa venivano proposti dei robot tutto- fare, oggi stanno avendo la meglio dei veicoli di piccole dimensioni in grado di svolgere una sola
mansione con estrema precisio- ne e in maniera del tutto auto- noma. Ecco allora che vengono proposti dei robot per il diserbo meccanico dei campi o dei filari, piuttosto che delle soluzioni in grado di monitorare lo stato del- le colture o altri veicoli capaci di raccogliere frutti e ortaggi. INNOVATIVI SÌ, MA SENZA PERDERE D’OCCHIO PRESTAZIONI E AFFIDABILITÀ In generale, quindi, è possibile notare come la robotica si pre- senti quale soluzione ideale per lo svolgimento di lavori ripetiti- vi ai quali viene affiancata una importante operazione di rac- colta dati. È importante, inoltre, procedere a piccoli passi: prima di immettere ufficialmente un veicolo sul mercato è necessa- rio che le prestazioni reali sia- no all’altezza delle aspettati- ve e che l’azienda disponga di una rete di assistenza capace di risolvere tempestivamente le eventuali problematiche riscon- trate, limitando i tempi di fermo
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AUTONOMIA TRA I FILARI OLTRE IL MITO DEL “SENZA OPERATORE”
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NEW HOLLAND T4 ELECTRIC POWER: IL PIONIERE SILENZIOSO
una coppia massima di 440 Nm e una velocità massima di 40 km, prestandosi ottimamente a compiere quelle operazioni specialistiche che ri- chiedono un trattore di bassa potenza. Le funzionalità Autonome Come anticipato il T4 Electric Power offre diverse funzioni autonome progettate per ridurre il costo totale di esercizio (TCO), assistere l’operatore du- rante la guida, migliorare le prestazioni e la qua- lità complessiva delle applicazioni e utilizzare al meglio le competenze dell’operatore. In particolare, grazie alla tecnologia Smart Roof – un esclusivo sistema di “awareness” ovvero di sorveglianza a 360 gradi che integra sensori, te- lecamere e centraline al fine di rilevare ed evitare ostacoli, sincronizzare più macchine e controllare lo stato dei processi – il trattore offre la funzione “Follow Me”. In questa modalità, il mezzo segue letteralmente l’operatore impegnato a terra fer- mandosi e ripartendo in sincronia con i suoi mo- vimenti. Allo stesso modo, la modalità Shadow permette all’operatore di guidare la macchina dall’ester- no usando il controllo gestuale, evitando così di dovere rimanere sempre all’interno della cabina stessa. Per finire, la funzione Invisible Bucket (benna in- visibile), grazie allo Smart Roof, offre la possibilità di vedere in tempo reale cosa c’è davanti e all’in- terno della benna anteriore, “rendendola” virtual- mente trasparente sul display in cabina. In evidenza, tra i vantaggi operativi legati alla pro- pulsione elettrica, la silenziosità che permette lavorazioni notturne vicino ai centri abitati senza disturbare, mentre la coppia istantanea del mo- tore elettrico garantisce un controllo della trazio- ne superiore nelle ripartenze in pendenza.
Tramontato il sogno del “tutto elettrico e tutto autonomo” di Monarch, mes- so a dura prova dalla difficoltà delle operazioni in campo, la meccanizza- zione viticola sta imboccando una “via di mezzo” estremamente concreta, coniugata in scelte tecnologiche differenti tra loro – analizzate a grandi li- nee qui di seguito – ma che condividono la strategia di fondo di integrare l’intelligenza artificiale direttamente nel DNA dei trattori specializzati che i
New Holland, pur avendo collaborato con Monar- ch, ha optato per una piattaforma più solida, do- tata di esclusive funzioni autonome pensate per la gestione quotidiana del vigneto, che integra la
viticoltori già conoscono. In altre parole, come è stato efficacemente sintetizzato da più parti, l’au- tonomia nel vigneto non è più una corsa a chi toglie prima l’operatore dal sedile, ma a chi riesce a rendere il trattore un compagno di lavoro capace di gestire da solo le fasi più ripetitive e faticose, come i trattamenti fitosanitari, lasciando all’agricoltore il controllo decisionale.
meccanica tradizionale con la propulsione elettri- ca. È nato così il T4 Electric Power che, completa- mente alimentato da un pacco batterie in grado di garantire il funzionamento per una giornata intera, a fronte di tempi di ricarica di un’ora sol- tanto, offre una potenza massima di 120 cavalli,
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tonomo delle operazioni nel filare, ma anche la mappatura dell’evoluzione della crescita vegeta- tiva e dello stato fisiologico della coltura, permet- tendo anche di eseguire diagnosi precoci dell’in- sorgenza delle più comuni patologie viticole. In concreto, avanzati algoritmi di Intelligenza Artificiale fanno in modo che il trattore e le at- trezzature abbinate siano in grado di operare in completa autonomia all’interno del vigneto, otti- mizzandone in tempo reale il comportamento in funzione delle condizioni ambientali e operative. Caratteristica fondamentale di Smart Vineyard Tractor è la completa integrazione nei modelli della serie 5 DF/DS/DV TTV, mantenendo inalte- rata la struttura originale delle macchine, ma am- pliandone significativamente la versatilità. Sono mezzi che possono infatti lavorare sia con l’opera- tore a bordo sia come robot totalmente autono- mi, se la normativa lo consente.
DEUTZ-FAHR: IL TRATTORE “SENSORE” Per il gruppo SDF, e in particolare per Deutz-Fahr, l’autonomia è il naturale traguardo di una meccanica già pesantemente digitalizzata avente come base la trasmissione TTV (a variazione continua) che, gestita elettronica- mente, permette al software di controllo di regolare la velocità con una pre- cisione millimetrica. L’innovativa tecnologia Smart Vineyard Tractor, premiata come Novità Tec- nica a EIMA 2024, introduce l’innovativo concetto del “trattore sensore”, ovvero un mezzo attrezzato per la raccolta automatica di dati agronomici finalizzati al monitoraggio della coltura, che abilita al contempo il veicolo a funzioni innovative, come la guida senza operatore a bordo e la gestione autonoma delle attrezzature. Un intero ciclo di lavoro automatizzato Smart Vineyard Tractor, grazie al set di sensori evoluti e alla centralina a elevata capacità di calcolo posta sul tetto della cabina, è in grado di racco- gliere ed elaborare in tempo reale una numerosa serie di dati provenienti dall’ambiente in cui è immerso, per ottenere non solo lo svolgimento au-
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FENDT e100 V VARIO: L’ELETTRICO CHE SI PREPARA AL “DRIVERLESS” Un posto di rilievo in questa carrellata tecnologica lo merita indubbiamen- te anche Fendt con l’e100 V Vario, modello con cui il costruttore di Markto- berdorf ha portato la celebre trasmissione a variazione continua nel mon- do della propulsione a batteria. Spinta da un pacco batterie da 100 kWh, che garantisce un’autonomia ope- rativa compresa tra le 4 e le 7 ore nei lavori a carico parziale (come il diserbo meccanico o la cimatura), la macchina sfrutta soluzioni hardware mirate a ottimizzare ogni singolo chilowattora. Tra queste, spiccano la funzione Start-Stop e l’evoluto sistema di recupero dell’energia in frenata tramite pe- dale, fondamentali per rigenerare la carica durante i continui rallentamenti in capezzagna. Pur mantenendo la cabina tradizionale per l’operatore umano, la macchina integra tecnologie che ne automatizzano gran parte del lavoro operativo. Non si tratta, per l’esattezza, di un trattore a guida autonoma nativa, ma può essere considerato a tutti gli effetti il perfetto trampolino di lancio verso il futuro driverless del marchio. Fendtone: l’infrastruttura dell’autonomia L’automazione tra i filari firmata Fendt non passa semplicemente dall’har- dware, ma trova il suo fulcro in FendtONE, il sistema operativo proprie- tario che combina soluzioni di smart farming e di gestione aziendale per l’uso integrato in campo e in ufficio. Nel contesto dell’evoluzione robotica,
FendtONE agisce come una vera e propria infrastruttura digitale abilitante. Attraverso la componente offboard (in ufficio), il viticoltore pianifica le tra- iettorie millimetriche e i compiti operativi; tramite il cloud, queste istruzioni vengono digerite dalla componente onboard (la macchina), che le esegue in campo dialogando in tempo reale con le attrezzature tramite lo standard ISOBUS TIM (Tractor Implement Management). L’ultimo upgrade: scambio dati e sincronizzazione in campo Recentemente arricchita di nuove e importanti funzioni, la piattaforma FendtONE fa un ulteriore passo avanti verso la gestione automatizzata della flotta. Grazie alla funzione Workgroup, oggi è possibile lo scambio di dati in tempo reale tra più macchine impegnate nello stesso appezzamento. Per agevolare le operazioni, la funzione Coverage Guidance crea linee gui- da georeferenziate che si adattano dinamicamente alla modalità di lavoro dell’operatore, favorendo l’uso della guida automatica anche da parte degli utenti meno esperti. Gestione delle capezzagne e connettività estrema Il pacchetto di aggiornamenti tocca anche la gestione delle manovre a fine filare. La nuova Gestione della capezzagna in caso di ostacoli consente di generare linee di svolta intelligenti che tengono conto degli impedimenti fisici in campo, rendendo possibile l’utilizzo ottimale dell’intera gamma di funzioni del Section Control e del TI Headland. Sul fronte operativo, l’architettura elettronica permette ora di azionare dal- la cabina, contemporaneamente e in modo indipendente l’uno dall’altro, due attrezzi ISOBUS combinati (ad esempio una gestione interceppo e un atomizzatore). Infine, per ovviare ai cronici problemi di ricezione nelle valli o nei vigneti più fitti, il nuovo WiFi Connector memorizza i dati di telemetria a bordo quando la copertura di rete è scarsa, provvedendo all’aggiornamento automatico sul cloud non appena il segnale ritorna disponibile.
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LA “TERZA VIA” DEL RETROFIT Per molte aziende viticole, la vera rivoluzione non consiste nell’acquistare un nuovo trattore, ma nell’elevare all’autonomia le macchine già presenti in rimessa. BLUEWHITE PATHFINDER, ISTRUISCE” I TRATTORI GIÀ IN USO Ad aprire la strada in questo ambito rivolgendosi fin da subito a trattori per frutteti e vigneti è stato il sistema Pathfinder di Bluewhite (precedentemen- te nota come Blue White Robotics), specialista israelo-americano nell’agri- coltura autonoma guidata dall’intelligenza artificiale, con sede a Fresno in California. Pathfinder è un kit di retrofit aftermarket che trasforma pressoché qualsiasi trattore specializzato in una sofistica macchina autonoma. Attraverso una combinazione di sensori (LiDAR, telecamere ad alta risoluzione e GNSS), vi- sione artificiale, intelligenza artificiale avanzata e l’efficiente edge compu- ting, il sistema assume il controllo dello sterzo, della trasmissione e degli attrezzi, trasformando un trattore convenzionale in un robot capace di ope- rare h24, anche in ambienti privi di segnale GPS e in condizioni difficili. Il vero valore aggiunto di Bluewhite Pathfinder, oggi pienamente in com- mercio, risiede nel sistema di gestione Compass: una piattaforma software centralizzata che permette a un singolo operatore di supervisionare da re- moto un’intera flotta di trattori impegnati in diverse operazioni, controllan- do anche le operazioni degli attrezzi collegati.
Compass, inoltre, invia avvisi immediati all’operatore se i sensori di bordo rilevano ostacoli imprevisti o anomalie (in quel caso il trattore si arresta immediatamente, garantendo standard di protezione elevatissimi anche in contesti con personale a terra), e registra le prestazioni della macchina e i dati
agronomici del campo per ottimizzare le lavorazioni future. FARMX ORCHARDPILOT: L’AUTONOMIA CHE “LEGGE” IL VIGNETO
Accanto a Bluewhite Pathfinder, emerge con forza la soluzione OrchardPilot di FarmX, azienda leader nell’agricoltura di precisione e nelle tecnologie autonome per la gestione delle colture, con sede a Mountain View, in California, Anche in questo caso si tratta di un kit di retrofit “plug-and-play” che può essere installato su trattori specializzati esistenti, ma con una filosofia fortemente orientata al dato.Basato sulla piattaforma pro- prietaria Perceptive Navigation® (PN) di FarmX, OrchardPilot, grazie alla potente intelligenza artificia- le integrata e avvalendosi di una combinazione di sensori LiDAR, telecamere tridimensionali e visione artificiale, elabora l’ambiente circostante in tempo reale ed è in grado di navigare con precisione mil- limetrica tra i filari, proprio come un essere umano. La sua particolarità è la capacità di operare anche in condizioni di segnale GPS degradato (frequente in vigneti con chiome molto fitte, vicino a infrastrutture, ecc.) e in assenza di altre forme di connettivi- tà grazie alla “localizzazione e mappatura simultanea” (SLAM).La raccolta di dati sul campo permette al viticoltore di creare mappe di prescrizione tramite un’applicazione su smartphone facendo dell’au- tonomia lo strumento principale della viticoltura di precisione 4.0.La piattaforma è compatibile con tutte le principali marche e modelli di trattori specializzati e con qualsiasi attrezzo trainato, e il kit di autonomia richiede un solo giorno lavorativo per essere completamente operativo sul mezzo.
FARMX ORCHARDPILOT
BLUEWHITE PATHFINDER
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TRATTORI AUTONOMI
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SPECIALE MECCANIZZAZIONE PER IL VIGNETO 2026
SABANTO AUTONOMY: LA SOLUZIONE CHE GESTISCE LE ATTIVITÀ RIPETITIVE Anche Sabanto, azienda statunitense all’avanguardia nell’automazione agricola, offre kit di retrofit che, combinando telecamere avanzate, sensori per il rilevamento degli ostacoli e sistemi GNSS di estrema precisione con applicazioni intuitive per dispositivi mobili e desktop, una volta installati sul trattore in uso offrono un controllo completo e un monitoraggio in tempo reale sul campo permettendo all’operatore di concentrarsi su altre attività. Il kit di automazione Steward, ultimo nato, consta di un sistema hardware e software installabile in circa un giorno su trattori convenzionali di medie di- mensioni, non altera le impostazioni di fabbrica e permette di passare dalla guida manuale a quella autonoma tramite un interruttore. L’unità di controllo principale del trattore comunica con un software basato su cloud, consentendo agli utenti di controllare e monitorare le attrezzatu- re da remoto. Il software genera un percorso che il trattore deve seguire in base a parametri quali la geometria del campo, l’angolo di passaggio desi- derato, la sovrapposizione e il numero di passaggi a fine campo. AGTONOMY: L’AUTONOMIA INTEGRATA IN PARTNERSHIP CON I GRANDI BRAND Agtonomy, startup statunitense di intelligenza artificiale e servizi software specializzata nell’automazione intelligente per il settore agricolo, anziché costruire trattori autonomamente, fornisce software e servizi per aiutare gli OEM ad accelerare le loro trasformazioni digitali, integrando l’intelligenza artificiale fisica (Physical AI) nelle loro macchine.
iniziata nel febbraio 2023, inizialmente come collaborazione, e ampliata più avanti nell’esta- te 2025, quando Bobcat ha scelto di effettua- re un investimento strategico in Agtonomy.
La piattaforma Agtonomy di terza generazione, in particolare, combina guida GPS, navigazione basata sulla visione e intelligenza artificiale fisica per automatizzare il lavoro ripetitivo sul campo, consentendo al contempo visibilità e controllo in tempo reale tramite un’app intuitiva e sup- portando la gestione remota e intelligente di flotte miste. Il software è attualmente disponi- bile su trattori compatti e di medie dimensioni con potenza compresa tra 45 e 112 CV e può es- sere utilizzato per attività come falciatura, irrora- zione, diserbo e trasporto su una vasta gamma di colture permanenti (specializzate) e terreni. Nel giugno 2025, Kubota North America ha an- nunciato di aver stretto una partnership con Agtonomy per accelerare la diffusione della guida autonoma nelle colture specializzate ad alta intensità di manodopera. Le due parti han- no stipulato un accordo di licenza strategico che integra il software di autonomia basato sull’in- telligenza artificiale di Agtonomy nei tratto- ri M5N di Kubota. Questa nuova partnership si unisce a quella più longeva con Doosan Bobcat,
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HAI UN’AMPIA GAMMA DI SCELTE PER CRESCERE.
NUOVE STRADE PER LA ROBOTICA TRA I FILARI ANT ROBOTICS
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NUOVE STRADE PER LA ROBOTICA TRA I FILARI
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Superata la fase pionieristica dei primi robot “tuttofare”, la robotica per il vigneto si sta sviluppando oggi lungo tre direttrici strategiche ben definite. L’obiettivo non è più la semplice naviga- zione automatica nel filare, ma l’introduzione di strumenti agili ad altissima precisione bio-meccanica (con riferimento soprattutto all’accuratezza e delicatezza nell’interazione con la pianta) ed energetica, che segnano l’ingresso nell’era dei robot “specialisti”.
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LO “SCIAME” E I COBOT: L’AUTOMAZIONE COLLABORATIVA La prima direttrice segna il superamento del concetto di un’unica macchi- na imponente, pesante e costosa a favore della “robotica a sciame” (Swarm Robotics). Come emerso chiaramente anche dai dibattiti tecnici e dai panel delle ultime edizioni del World FIRA (il salone internazionale di riferimento per la robotica agricola), il nuovo paradigma industriale privilegia l’adozio- ne di unità agili, snelle, ad alta adattabilità ed economicamente accessibili, progettate per cooperare e coordinarsi in tempo reale nello stesso appez- zamento. In questo scenario, il trend si divide in due applicazioni operative molto con- crete: i Cobot logistici e gli SwarmBots. I COBOT LOGISTICI E IL FENOMENO BURRO Il punto di riferimento globale della robotica collaborativa in viticoltura è oggi rappresentato da Burro. Non si tratta di un robot che lavora in isola- mento, ma di un vero e proprio assistente dell’operatore (Cobot, ovvero ro- bot collaborativo). Utilizzando la visione artificiale assistita dall’Intelligenza Artificiale e una rete di telecamere, Burro “impara” a conoscere l’ambiente circostante senza bisogno di pre-mappature GPS complesse. È in grado di seguire autonoma- mente, passo dopo passo, un operatore durante le delicate fasi della pota- tura verde o della raccolta manuale, fungendo da portacarichi intelligente. La logistica a sciame si attiva quando più unità Burro lavorano in flotta: un robot raccoglie le cassette cariche e si dirige in totale autonomia al punto di scarico aziendale, mentre un secondo Burro, già vuoto, subentra automati-
camente nel filare per non interrompere il flusso di lavoro dell’uomo. LE FLOTTE COORDINATE E LA FILOSOFIA DEGLI SWARMBOTS Parallelamente ai sistemi di puro trasporto, il con- cetto di sciame si applica alle lavorazioni interfila- ri come lo sfalcio dell’erba e il diserbo meccanico. Piattaforme leggere operano in gruppo distri- buendo i compiti lungo i diversi filari dell’azien- da. Il vantaggio agronomico di questa soluzione, fortemente evidenziato dagli esperti del settore, è duplice: da un lato il peso ridotto di queste unità cancella il problema del compattamento del suo- lo in prossimità delle radici della vite; dall’altro, lo sciame garantisce la continuità operativa. Se un grande trattore autonomo tradizionale subisce un guasto, l’intero cantiere di lavoro si ferma; se si arresta un singolo elemento dello sciame, il resto della flotta ne assorbe le mansioni senza bloccare
correva il mito del robot polivalente e universale, l’ingegneria agraria ha invertito la rotta, focaliz- zandosi sullo sviluppo di macchine iper-specia- lizzate. L’obiettivo non è più disporre di una piat- taforma flessibile che sappia fare tutto in modo discreto, ma ingegnerizzare robot “specialisti” nati per compiere un’unica, complessa missione agronomica secondo l’approccio della Plant-Cen- tric Robotics. In questo scenario, l’automazione abbandona la logica del lavoro standardizzato sull’intero appez- zamento per concentrarsi sul trattamento mirato e “chirurgico” della singola pianta. Questa evolu- zione si sta concretizzando lungo due linee di svi- luppo tecnologiche complementari e rivoluziona- rie: da un lato, l’impiego della lotta fisica e pulita ai patogeni fungini attraverso la luce; dall’altro, l’introduzione di bracci meccanici intelligenti ca- paci di replicare e perfezionare la destrezza e la capacità decisionale dell’operatore umano nelle
l’attività aziendale. NICHE AUTOMATION: LA SVOLTA DEI ROBOT “SPECIALISTI”
lavorazioni sotto-chioma. LA LOTTA FISICA CON RAGGI UV-C
La lotta fisica ai patogeni fungini (come oidio, pe- ronospora e botrite) tramite l’irraggiamento di raggi UV-C è una tecnologia che distrugge il DNA dei microrganismi e stimola le difese immunita- rie della pianta senza l’impiego di chimica e sen-
Se la gestione dello sciame ridefinisce la logistica e la movimentazione tra i filari, la seconda grande macro-tendenza della robotica viticola 2026 risie- de nella cosiddetta Niche Automation. Superata la prima fase pionieristica in cui si rin-
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za generare resistenze. Poiché il trattamento deve essere effettuato tassativamente di notte (in as- senza della luce solare che attiverebbe i meccanismi di fotoriparazione del fungo), l’autonomia robotica diventa la chiave di volta del sistema, che oggi si sviluppa attraverso tre soluzioni distinte che andiamo ad analizzare qui di seguito. Le piattaforme native specializzate (Saga Robotics Thorvald): il pionie- ristico robot Thorvald rappresenta la soluzione nativa per il trattamento notturno. Muovendosi autonomamente tra le file e scansionando la chio- ma, applica dosaggi controllati di luce ultravioletta direttamente sulla ve- getazione. I dati sul campo confermano che questa tecnologia consente ai viticoltori di abbattere l’uso di fungicidi sintetici o biologici dal 60% fino al 90%, offrendo una reale alternativa ecologica. L’approccio predittivo made in Italy (Free Green Nature ICARO X4): un posto di rilievo in questo segmento spetta al robot italiano Icaro X4. Equi- paggiato con ampi pannelli UV-C pieghevoli, questo rover non si limita a
THORVALD
integrano kit di lampade ultraviolette direttamente sulle piattaforme mobili esistenti. È il caso delle applicazioni sperimentali che vedono i moduli di irraggiamento notturno montati sui robot collaborativi di Burro. Questo cantiere di lavoro permette alle aziende agricole di ottimizzare l’in- vestimento, utilizzando lo stesso robot per la logistica diurna e per il trattamento sanitario fisico durante le ore notturne. LA ROBOTICA ANTROPOMORFA: I BRACCI CHIRURGHI PER POTATURA E RACCOLTA Se la guida autonoma tra i filari è una tecnologia consolidata, la vera sfida della Niche Automation
navigare i filari, ma integra algoritmi predittivi e sensori ambientali. Il ro- bot monitora costantemente i parametri microclimatici del vigneto ed è in grado di elaborare autonomamente i dati per pianificare l’intervento esattamente nel momento in cui le condizioni di umidità e temperatura favoriscono la proliferazione del patogeno, massimizzando l’efficacia del disinfettante luminoso. I moduli di retrofit per la lotta fisica (l’integrazione su base Burro): a dimostrazione del fatto che la tecnologia UV-C sta diventando un vero e proprio “attrezzo” modulare, si stanno diffondendo sistemi di retrofit che
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vegetazione.) a un braccio robotico da potatura ingegnerizzato sempre dall’IIT. Il braccio antropomorfo scansiona la struttura geometrica ramificata della vite durante il riposo vegetativo, riconosce il legno vecchio da quello giovane e calcola l’angolo e il punto esatto in cui effettuare il taglio della potatura secca, riducendo drasticamente i tempi delle operazioni invernali. La tecnologia di VineRobotiqs : questa realtà internazionale si è specializzata nella gestione completa del ciclo estivo della vite, in particolare per l’uva da tavola e i vitigni di pregio. Il loro sistema a bracci antropomorfi esegue in autonomia operazioni chirurgiche difficilmente meccanizzabili con i sistemi tradizio- nali: la defogliazione selettiva per creare “finestre di luce” at- torno al grappolo, il diradamento millimetrico dei germogli in eccesso e, infine, il picking (la raccolta), dove il braccio afferra il peduncolo, lo recide e deposita il grappolo nella cassetta con una delicatezza speculare a quella del personale umano. LA FRONTIERA ENERGETICA: L’IDROGENO OLTRE IL LITIO Se la logistica a sciame e la Niche Automation ridefiniscono il modo in cui il robot interagisce con il filare e con la pianta, il terzo grande trend della robotica viticola affronta la sfida più complessa: l’autonomia energetica. Fino ad oggi, la diffusione di robot compatti e leggeri su grandi estensioni è stata frena- ta dai limiti intrinseci delle batterie al litio tradizionali, che co- stringono le macchine a lunghe soste per la ricarica elettrica (spesso dalle 4 alle 8 ore) proprio nei periodi dell’anno in cui le finestre di intervento agronomico sono più strette. Nel 2026, la risposta a questo limite logistico arriva dall’impiego dell’idro- geno come vettore energetico alternativo. IL CASO DI RIFERIMENTO: TRAXX CONCEPT H2 DI EXXACT ROBOTICS Sviluppato da Exxact Robotics (brand del gruppo francese Excel Industries, specializzato in tecnologie per la protezione
FRASKY
PROGETTO RAISE
si gioca all’interno della chioma della pianta. È qui che entra in gioco la ro- botica antropomorfa, ovvero l’integrazione di bracci meccanici multi-asse dotati di sistemi di Deep Learning e organi di presa flessibili (Soft Roboti- cs). L’obiettivo è automatizzare le operazioni “nobili” e manuali del vigneto – come la potatura secca invernale, il diradamento dei germogli e la raccolta selettiva dei grappoli – che fino a ieri richiedevano esclusivamente l’occhio e la manualità dell’uomo. Oggi questo filone di ricerca e sviluppo vanta esempi di assoluto rilievo sul panorama internazionale e nazionale. Il progetto italiano “Frasky” (IIT & JOiiNT Lab) : presentato in anteprima nei contesti fieristici più innovativi, Frasky è il robot viticoltore nato dalla collaborazione tra l’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT), il consorzio Intellime- ch e l’Università di Bergamo. Montato su una base mobile outdoor, Frasky è dotato di un braccio robotico antropomorfo e di un end-effector (la mano robotica) di tipo “soft”, progettato per manipolare con estrema delicatezza i tessuti vegetali e i frutti senza danneggiarli. Il suo modulo di percezione avanzato non solo identifica i grappoli d’uva tridimensionalmente tra le fo- glie, ma permette al robot di eseguire ispezioni visive millimetriche, map- pare le rese o azionare ugelli sulla mano per micro-trattamenti mirati chic- co per chicco ( vedi pag. 44 ss. ). Info Solution & IIT (Il robot per la potatura invernale): sviluppata nell’am- bito dell’ecosistema PNRR “RAISE”, questa piattaforma unisce un rover svi- luppato da Info Solution in grado di muoversi autonomamente tra i filari (senza mappe predefinite, grazie a sensori LiDAR e algoritmi di percezione in tempo reale che permettono al robot di riconoscere i filari e di mantenere la traiettoria adattandosi alla geometria delle piante e alla variabilità della
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